Avellino

 

di Simonetta Ieppariello

Sono andati via. Manovre caute. Una ulteriore sistemazione di imballaggio per garantire ogni sicurezza. C'è un esperto, Luca Marsella, a concrollare con certosina perizia che ogni cubo venga rimosso in piena sicurezza, ma la grande sfida è quella del grande silos. Siamo entrati nell'ex fabbrica dei veleni di Pianodardine. L'ex Isochimica. Ieri mattina gli interventi di rimozione dei primi 15 cubi "della morte" come li chiama l'assessore all'ambiente Augusto Penna. «Ora iniziamo a liberarci di questa bomba ambientale, è una svolta storica», ha annunciato soddisfatto il sindaco di Avellino, Paolo Foti.

Ci sono voluti 30 anni ma ora finalmente inizia la bonifica dell’ex Isochimica.

Non una bonifica farlocca, come spiega Penna, ma reale. 

Ecco che vengono alzate nel cielo e caricate le balle zeppe d'amianto scoibentato a mani nude, in molti casi, come raccontano i lavoratori dell'ex fabbrica.

Le operazioni procedono spedite nell’azienda dell’ex presidente dell’Avellino Elio Graziano (scomparso di recente) dove negli anni Ottanta venivano scoibentate le carrozze ferroviarie che ha provocato una strage silenziosa: sono morte decine di operai che si sono ammalati per aver lavorato l’amianto senza nessuna protezione, ma ne hanno fatto le spese anche gli abitanti di borgo Ferrovia.

C’è un processo in corso per quelle morti, più di 200 parti civili: il dibattimento è stato spostato nell’aula bunker a Napoli perché in città non ci sono aule idonee.

I camion della ditta Pmt ecologia hanno caricato i blocchi di cemento con l’amianto: verranno trasferiti in una discarica autorizzata in provincia di Torino. 

Intanto il sindaco di Avellino commenta amaro: ogni volta che vengo in questo posto penso al dramma silente che per tre decenni si è consumato nella più assurda indifferenza.

 E non urlo solo contro la responsabilità dell’imprenditore, ma voglio urlare contro la responsabilità generale dell’indifferenza che c’è stata intorno a questa vicenda. Si contano a decine vittime, morti e malati. Una tragedia irpina che ha portato lontano il nostro nome con il suo portato di dolore e morte»