Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

Settantasette comuni irpini assenti sulle questioni che riguardano l'integrazione degli immigrati. Così i restanti paesi sono costretti agli straordinari: pochi si affidano agli Sprar (sistema che avrebbe la sorveglianza dei comuni) mentre molti lasciano fare alle cooperative. Il risultato?

Comuni che ospitano un numero sproporzionato di migranti. Monteforte Irpino (344 su 10878) Mercogliano (154 su 12403) Frigento (144 su 3965) quindi Prata, Serino, Ariano Irpino, Pratola Serra, Manocalzati, Venticano tutti oltre i 100 richiedenti asilo superando abbondantemente la quota dello 2,5% ogni 1000 abitanti.

Insomma, secondo quanto emerso ieri in Prefettura, il problema dell'integrazione è legato a una disorganizzazione diffusa, che si traduce in emergenza.

Se, invece, i 2380 migranti ospitati nella nostra provincia, fossero distribuiti equamente su una popolazione di 400mila abitanti, ogni comune non ospiterebbe più di 20 richiedenti asilo. Ma non è sufficiente la distribuzione, è necessaria un'integrazione reale. Il sistema degli Sprar, del quale vi abbiamo ampiamente parlato durante il festival Porti di Terra, e che ha avuto i complimenti di Papa Francesco, sarebbe quello ideale. Permetterebbe da un lato ai comuni di esercitare la, “clausola di salvaguardia”: che consente all'ente di non aprire centri d'accoglienza straordinari (i Cas).

Inoltre gli Sprar sarebbero rivolti a gruppi di famiglie, più facilmente integrabili, che potrebbero essere inseriti in progetti legati all'economia locale: attraverso, ad esempio, la costituzione di cooperative miste.

Pensiamo a Chianche, Petruro e Roccabascerana, dove l'integrazione col sistema Sprar ha già portato numerosi posti di lavoro per i giovani residenti. E permesso agli immigrati di rendersi utili spendendosi in attività che riguardano le produzioni locali e il sociale. Proprio quest'ultimo aspetto, quello legato all'associazionismo, permette ai migranti di essere davvero accolti. Dimostrandosi un valore aggiunto per comunità, che come nel caso dei piccoli comuni citati, vanno incontro a uno spopolamento che cresce di anno in anno.

Al momento, però, in Irpinia sono soltanto 8 i comuni che ospitano 10 progetti ed in totale 250 persone. Mentre in 32 comuni vengono ospitati 66 strutture con 2113 ospiti che permettono alle sole cooperative che si occupano dei servizi di arricchirsi. Spesso, i migranti, diventano così un business davvero redditizio, per citare una celebre intercettazione che rientra nell'indagine su “Mafia Capitale, “rendono più dell'immondizia”.

Posto che i flussi migratori sono un fenomeno globale col quale dovremmo continuare a confrontarci nei prossimi anni, l'unica via d'uscita appare proprio quella di governare questi processi. Attraverso una rete di realtà associative e istituzionali che decida di gestire davvero la situazione. Con un'integrazione che non sia invasione, ma permetta concretamente alle comunità ospitanti, di giocare un ruolo da protagoniste.

Pena, continuare a subire la situazione al quale da tempo le nostre comunità sono sottoposte: alimentando un disagio sociale che può anche sfociare in episodi di intolleranza, o peggio, violenza. Alimentati da quei populismi che strumentalizzano, in modo poco lungimirante, una situazione sociale, già prossima all'esplosione.