Benevento

La più bella è lì, accanto a te, a guardarti con occhi languidi. La più bella e impossibile: quella che hai considerato sempre troppo per te, irraggiungibile, da guardare e basta. Sei lì lì per baciarla, e fingi una normalità che non esiste neanche un po': lo stomaco “sfarfalla”, il cuore è una cassa che pompa la techno più pesante che ci sia, le gambe non ti reggerebbero. Mai, mai e poi mai avresti immaginato di portarla a cena, di arrivare a tanto così da baciarla. E' questa Benevento, in mattinata: una finzione di normalità che non c'è. Una bottiglia di champagne agitata con un tappo troppo piccolo a tentare di arginare mille, diecimila, centomila bollicine giallorosse più instabili di una nitroglicerina in fase di preparazione.

Nessun addobbo, o quasi. Nessuna maglia, o quasi. Nessuno striscione, o quasi. E' quell' “o quasi” a solcare il confine tra la normalità, che non c'è, e la realtà.
Appaiono palloncini a Rione Ferrovia, qualche bandierina qua e là, un'automobile che sembra quella dei Ghostbuster: al posto del fantasma sullo sportello c'è una lettera però.

E a tender l'orecchio ti accorgi di camminare su un confine sottile: un confine tra occhi a cuoricino con la stessa lettera che campeggiava sull'auto di cui sopra, e toccate di ferro e altri gesti apotropaici.
C'è l'anziano signore che acquista una bandiera che finirà molto probabilmente in mani di nipotini sognanti, c'è il ragazzo senegalese che dice di chiamarsi Pasquale, facendoti dubitare dell'efficienza degli uffici anagrafe del Senegal, e strilla forte un “Forza Benevento” in cadenza francese.

Ci sono i ragazzi del Rione Ferrovia che hanno dato un primo tocco giallorosso al quartiere, pronti ad altro.
C'è ancora fila allo stadio, per prendere un biglietto: diversamente abili, tutti sognanti, dimenticando le sofferenze di tutti i giorni...grazie a una notte sola.
E poi ancora, biciclette griffate giallorosse, bimbi vestiti di giallorosso, anziani che leggono i giornali sulle panchine in rigorosa tenuta giallorossa.
La più bella è lì, accanto a te, a guardarti con occhi languidi: e la città vuol prendersi quel bacio, il più bello di sempre.  

Cristiano Vella