Salerno

Uno dei professionisti che ha lavorato in questi anni per la Salernitana vivendo da protagonista la grande rimonta dalla D alla B è il medico sociale Italo Leo, pronto a ripartire con rinnovato entusiasmo nella prossima stagione sportiva al netto di voci che parlavano di un possibile divorzio e di frizioni con la proprietà. Ecco uno stralcio della sua intervista tratto dal portale "Gazzettadisalerno.it", articolo a firma del collega Aniello Palumbo: "La prima partita che ho visto è stata Salernitana-Cesarano. Andai allo stadio con dei miei amici più grandi di me ai quali mio padre Mario e mia madre, Maria Cammarano, mi affidavano. Stavo in curva Sud, pioveva. Per me che ero piccolino fu difficoltoso vedere la partita perché tutti i tifosi avevano gli ombrelli aperti, ma riuscii a vedere l’azione del magnifico gol di De Vitis. In quel momento capii che non avrei mai più abbandonato quella curva":

Sul suo lavoro: ”Seguiamo settimanalmente i giocatori della U.S. Salernitana. Dalla prima squadra, alla Primavera, alla squadra giovanile Under 15. In caso di infortuni, dopo aver fatto la diagnosi stabilisco un protocollo riabilitativo, faccio una cura con terapia e una prognosi. E'importante avere un confronto quotidiano con lo staff tecnico che, prima di diramare la lista dei convocati, chiede sempre un parere allo staff medico. Quest’anno non ci sono stati molti infortuni tra i calciatori, conferma che abbiamo lavorato molto bene in ritiro a Sarnano, dove la rosa dei calciatori era completa all’80%. Roccaporena? E’ un posto ideale per lavorare”. Il dottor Leo racconta poi un aneddoto: "Dopo il fallimento del 2011, avevo quasi firmato il contratto con il Presidente dell’Ebolitana che stava in C2 quando, a mezzanotte, il giorno prima della partenza per il ritiro, arrivò la chiamata di Lotito e Mezzaroma che mi chiedevano di prendere parte alla conferenza stampa di presentazione della nuova società. Come professionista e come tifoso sono contento di aver fatto questa scelta che all’epoca era svantaggiosa anche dal punto di vista economico. Fu una bella avventura, i tifosi ci diedero una mano: a Marino, nel Lazio, c’erano più di mille persone”.

Sul passato e sull'immediato futuro, il medico sociale risponde così: "Penso che questo sia l’anno giusto, sul passato dico che ci sono stati tanti momenti particolari che porterò sempre dentro di me. Faccio alcuni esempi.  Durante la partita Borgo a Buggiano-Salernitana il nostro portiere Antony Iannarilli subì un violento trauma nello scontro con un’attaccante. Con il mio staff fummo bravi a capire la gravità delle situazione, in ospedale fu operato per spappolamento della milza. Poi a Matera lo spavento per Mendicino. Per qualche minuto si pensò che fosse andato in arresto cardiaco, ma il battito era regolare e in realtà si trattò di uno shock epilettogeno. Ricordo che la squadra non voleva più giocare, non appena dissi a tutti che era fuori pericolo gli dedicarono una bella vittoria”. Infine un altro aneddoto: "Ricordo che nel 2008, due giorni prima della partita decisiva contro il Pescara, il centrocampista Walter Piccioni subì una distorsione alla caviglia, ma facemmo delle sedute fisioterapiche anche di notte e lo recuperammo: segnò il gol della promozione e Brini mi ringraziò. Nella mia esperienza mi sono trovato bene anche con Angelo Gregucci, con Gianluca Grassadonia e   con Leonardo Menichini. Bollini può essere il nuovo Delio Rossi”.

Redazione Sport