Avellino

 

di Marco Festa

Anche nel calciomercato tutto si riduce, frequentemente, a un effetto domino. Per definizione: reazione a catena lineare, che si verifica quando un piccolo cambiamento è in grado di produrre a sua volta un altro cambiamento analogo. Tradotto in termini calcistici: uscite per generare ingressi. L'Avellino allora attende che si inneschi il suo di effetto domino programmato, con l'auspicio che tutto accada in tempo utile per evitare di veder sfumare i propri obiettivi.

La prima tessera da muovere è quella di Fabrizio Paghera: il centrocampista bresciano, legato ai lupi sino al 30 giugno 2019, è richiesto da Pro Vercelli e Virtus Entella (i liguri hanno intanto chiuso per il prestito con diritto di riscatto di un altro tesserato biancoverde, ovvero Benjamin Mokulu). La sua partenza è il presupposto per procedere al “nero su bianco” di Francesco Di Tacchio - in uscita dal Pisa - con cui è stato da tempo raggiunta un'intesa per un biennale con opzione per la terza stagione. A favorire la riuscita dell'affare il procuratore dei due calciatori, che è lo stesso: Mario Giuffredi.

Giuffredi cura pure gli interessi di Alfredo Donnarumma, attaccante legato alla Salernitana sino al 30 giugno 2018 – non rinnoverà - con cui l'Avellino ha raggiunto un accordo triennale, ma che non può prendere prima che il Cittadella sciolga - entro il 20 giugno - le sue riserve sul riscatto di Andrea Arrighini: se il centravanti pisano continua la sua esperienza in Veneto la società irpina libera un posto in squadra, monetizza e può procedere a un'offerta per il cartellino del bomber di Torre Annunziata; viceversa si fa dura, durissima, anche perché la concorrenza di Empoli e Novara è più che agguerrita.

Si vedrà. Intanto è stretta finale per il difensore centrale Riccardo Marchizza e il terzino sinistro Nicola Falasco, entrambi della Roma, pronti a sposare la causa biancoverde: loro sì, senza necessità di attendere un incastro favorevole.