Tre no ad altrettante eccezioni sollevate dalle difese, che avevano chiesto l’inutilizzabilità di una serie di intercettazioni. Li ha pronunciati questo pomeriggio il Tribunale (presidente Fallarino, a latere Rotili e Telaro) nel processo a carico delle quarantotto persone (e dodici società) chiamate in causa dall'inchiesta della Digos, diretta dal sostituto Antonio Clemente e poi ereditata dal pm Nicoletta Giammarino, su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento. L'indagine, denominata Mani sulla città, era finita all'attenzione dell'opinione pubblica nel gennaio 2013, quando erano state eseguite alcune misure cautelari, successivamente attenuate e revocate. Coinvolti ex o attuali amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, imprenditori.
In particolare, erano stati gli avvocati Sergio Rando, Grazia Luongo e Angelo Leone, le cui argomentazioni erano state condivise dai colleghi Carmen Esposito e Marcello D’Auria, a proporre che fossero dichiarate inutilizzabili le intercettazioni su tre utenze telefoniche in uso all’ex assessore Aldo Damiano. Intercettazioni ritenute illegittime perché disposte per una presunta tentata concussione di due allora indagati - l’ex assessore Claudio Mosè Principe e l’ingegnere Giovanni Racioppi - ai danni dell’imprenditore Antonio Cavaliere, alla cui ditta era stato affidato l’appalto per la pedonalizzazione del centro storico. Un’ipotesi di reato mai contestata, invece, a Damiano.
Richieste di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni, sulle quali deporranno il 4 giugno i due periti incaricati di trascriverle, anche dagli avvocati Nunzio Gagliotti (per il dirigente comunale Andrea Lanzalone) e Roberto Prozzo. Quest’ultimo, in particolare, aveva sottolineato che alcune delle conversazioni registrate erano state autorizzate in un altro procedimento, e dunque non potevano confluire in quello originario. Richieste che il collegio giudicante ha, come detto, respinto, con un’ordinanza letta in aula intorno alle 14.30, con la quale ha definito adeguatamente motivati i decreti autorizzativi.
In precedenza, invece, il Tribunale aveva disposto la trasmissione alla Procura degli atti relativi ad un capo di accusa per turbativa di gara addebitato a due imputati (Racioppi e l’ingegnere Roberto La Peccerella). Si tratta di un’imputazione per quattro persone sulla quale la Procura aveva già dovuto operare, per la sua indeterminatezza, su richiesta dei difensori e ordine del Tribunale. Al quale i legali avevano fatto questa mattina notare come l’accusa fosse stata specificata nei confronti di Damiano e dell’imprenditore Giovanni Pallotta, ma non per gli altri due: Racioppi e La Peccerella, la cui posizione, per questo versante, è stata perciò stralciata.
Enzo Spiezia