Si avvicina sempre di più, in casa Scandone, il derby di domenica contro Caserta. Uno dei più importanti degli ultimi anni, senza dubbio, per entrambe le squadre. Se da un lato la Pasta Reggia proverà un ultimo disperato tentativo di rimettersi in corsa per una salvezza che appare lontanissima, dall'altro Avellino sarà di fronte ad una prova del nove da non sbagliare per tornare davvero in corsa per i playoff. A tre settimane dall'arrivo di coach Frates e a poco più di un mese dal ritorno di Marques Green, le cose sembrano essere davvero cambiate in casa Scandone. La Sidigas delle dieci sconfitte in undici partite ha lasciato il campo ad una squadra in grado di portare a casa due scontri diretti su tre. Parte dei problemi dovuti alla costruzione del roster e alla fragilità mentale dei biancoverdi rimangono, ovviamente. Nessuno è in possesso della bacchetta magica, neanche la coppia Frates-Green. Ma è innegabile che i passi in avanti, dal punto di vista tecnico e sotto il profilo dell'atteggiamento, ci siano stati. Se la partita con Pistoia ha mostrato una squadra capace di imporsi, finalmente, in un finale punto a punto e di reagire nel momento più difficile, il trittico partito dalla sfida con Bologna ha segnato una linea di demarcazione netta col passato. Ed i numeri non possono che confermare questa tendenza.
Difesa. La crisi dei biancoverdi era arrivata soprattutto per il poco impegno nella propria metà campo. Dal match con Brindisi, con quei due minuti finali che sicuramente in molti avranno maledetto, fino all'arrivo di coach Frates, Avellino aveva subito 83,6 punti di media. L'area pitturata degli irpini era diventata terra di conquista (55% da due concesso agli avversari). Nelle ultime tre uscite, invece, i biancoverdi hanno serrato le maglie difensive (76,3 punti subiti, 51,3% concesso nel pitturato). Frutto di una maggiore organizzazione e di una strigliata da parte di Frates che è riuscito a rimette in riga un gruppo allo sbaraglio. Il dato che più impressiona solo le 59 palle perse collezionate da Bologna, Roma e Pistoia contro la Sidigas (19,6 per allacciata di scarpe). Un numero che racconta più di mille parole quanto sia aumentata l'aggressività in difesa di Cavaliero e compagni.
Attacco. Se nella metà campo difensiva il cambio di rotta è apparso più netto, anche in attacco, nonostante gli alti e bassi, le cose hanno preso una direzione diversa. Avellino ha di sicuro più pazienza nell'esecuzione dei giochi e riesce a leggere meglio gli adeguamenti delle difese. Green è ovviamente uno dei principali artefici di questo cambio di passo. Il play di Philadelphia sta rispondendo, come sempre, presente, e non è un caso che la Scandone, rispetto a quanto messo in mostra nell'era Vitucci, stia viaggiando nelle ultime tre uscite a 80,3 punti segnati (76 prima dell'arrivo di Frates), con percentuali più alte sia da due che da oltre l'arco. Ad impressionare, in questo caso, sono i 18 assist di media messi insieme da una squadra che fino a marzo faticava a passarsi la palla e aveva segnare non pochi record negati (nelle prime sei del girone di ritorno i biancoverdi avevano una media di appena 8,1 assist).
Il lavoro da fare ovviamente è ancora molto per rendere la Scandone una squadra da fascia medio-alta e il tempo a disposizione davvero poco. Dove non potranno arrivare gli aggiustamenti tecnici, dovrà intervenire la fiducia. Ed allora il derby contro Caserta assume un valore infinitamente maggiore per i biancoverdi. Per la sfida con la Pasta Reggia passa la stagione dei lupi. Avellino ha bisogno di piazzare un altro squillo per cominciare ad avere delle chance reali di puntare alla post-season e di dimostrare che, anche sotto l'aspetto della continuità, qualcosa è cambiato.
Alessio Bonazzi