Avellino

Tre milioni e mezzo: sono l’esercito dei lavoratori in appalto e sub-appalto in Italia, spesso costretti a scontrarsi con inefficienze, condizioni di massimo ribasso nelle gare e mancanza di tutele. Un segmento produttivo che da solo fa il 15% del PIL del Paese ma che, secondo la CGIL, va regolamentato per garantire legalità e trasparenza. Oggi ad Avellino il segretario nazionale CGIL Franco Martini per spiegare la proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare la normativa. “Il sistema degli appalti frutta alla criminalità fino a 70 miliardi di euro l’anno, ecco perché le norme vanno cambiate. Basta con il massimo ribasso, con le imprese in odore di camorra aggiudicatarie dei lavori e soprattutto chiediamo subito l’inserimento della clausola sociale a difesa dei lavoratori, troppo spesso non garantiti nei passaggi da un’azienda ad un'altra nei sub-appalti. Puntiamo a raccogliere più di 300mila firme, l’Irpinia e in generale il Sud sono le zone del paese che maggiormente risentono di questa poca chiarezza nella gestione degli appalti”. Una condizione, quella attuale, che mette in sofferenza non solo i lavoratori ma anche le aziende, come rimarca il presidente Ance Avellino Giuseppe Scognamillo. “Soprattutto in un territorio come l’Irpinia dove ci sono imprese medio-piccole che sono poi quelle che lavorano con i subappalti. Ecco perché ogni iniziativa che va nella direzione di riordinare la legge in materia ci vede aperti e disponibili al confronto”.

 

                                                                                                              Angelo Giuliani