La nuova strategia societaria rappresenta un argomento di discussione negli ambienti del tifo granata, divisi ovviamente in due fazioni: da un lato chi continua a dare fiducia a due presidenti che, nei fatti, ogni anno hanno migliorato il risultato rispetto alla stagione precedente, dall'altro chi invita la proprietà a farsi da parte qualora non possa garantire un progetto che punti senza mezzi termini al salto di categoria, una pretesa che deriva non solo dalle promesse fatte in passato da patron e dirigenti, ma anche da quelle continue stoccate di Lotito al quale, ora, non viene perdonato assolutamente nulla. La domanda, legittima, più gettonata è questa: una società così forte e che si definisce "da serie A", può davvero decidere di ridimensionare budget e ambizioni per una perdita fisiologica di 1,5 milioni di euro, scaturita da errori pregressi e già ripianata con la cessione di Coda a cifre elevatissime? Che, alla base, ci siano altre problematiche?
Lotito ha spesso detto "abbiamo dato senza ricevere nulla in cambio" e in effetti, sul piano imprenditoriale, nè lui nè il cognato hanno avuto grossi ritorni dall'investimento Salerno. C'è poi il solito discorso legato alle elezioni del 31, con la Salernitana che rischia di pagare a caro prezzo la volontà di Lotito di tuffarsi in una nuova avventura che ora toglie tempo ai granata e dopo potrebbe togliere anche risorse. L'oculato Mezzaroma (che in verità promesse non ne ha mai fatte) ha ragionato in modo intelligente, merito di una visione del calcio forse utopistica e da "Don Chisciotte", ma assai più lucida rispetto a chi, soprattutto sui social, invoca acquisti milionari quando si punta sui giovani e chiede i giovani quando si acquista Rosina a 400mila euro netti a stagione per 4 anni. Di certo c'è che la nuova politica societaria comporta vantaggi e svantaggi, proviamo ad analizzare la sitauzione nel dettaglio.
I PRO
-dopo due fallimenti consecutivi, Salerno deve essere felice di aver trovato una società che guardi anzitutto al bilancio. Chiunque in questo momento potrebbe prendere la Salernitana, promettere mari e monti, spendere milioni e poi ritrovarsi indebitato fino al collo. Una gestione oculata delle risorse, scaturita dagli insegnamenti del passato, non deve necessariamente significare ridimensionamento: la Spal, che ha stravinto il campionato, era tra le ultime cinque per monte ingaggi
-il calcio di oggi sta andando in una direzione completamente sbagliata e non meravigli che anche presidenti falcoltosi come i Della Valle decidano di abbandonare una piazza sicuramente più prestigiosa di Salerno come quella di Firenze. E' tempo che anche calciatori e procuratori capiscano che guadagnare 3-400 milioni di vecchie lire al mese per dare due calci a un pallone senza mettere in discussione il proprio onorario in caso di rendimento negativo è un qualcosa di immorale, sbagliato, in contrasto con i tempi che corrono. Nessuna morale, quanto l'obbligo di aprire gli occhi a tutti: a oggi ci sono innumerevoli club che rischiano di non iscriversi, che saranno penalizzati e società importanti quanto la Salernitana vivacchiano ancora tra D e Lega Pro senza un futuro certo. A Vicenza, Lecce, Reggio Calabria, Taranto, Messina, Catania, Ancona, Piacenza e Siena che dovrebbero dire? L'erba del vicino è sempre più verde, ma occorrerebbe maggior equilibrio
-spendere ogni anno 3-4 milioni di euro per gente di oltre 30 anni e che chiede triennali non ha senso: ben venga investire le stesse risorse per giovani (che non significa calciatori scarsi), aggiungendo alla rosa 2-3 elementi di esperienza che sposino il progetto e non solo il denaro
-continuità progettuale con Bollini: il tecnico ha dimostrato di sapersela cavare, potrà partire dall'inizio e con le sue idee. Finalmente si ripartire dall'allenatore che ha chiuso la stagione precedente, un mister che sarà coinvolto anche nei discorsi relativi al settore giovanile e all'impiantistica. Le grandi società, del resto, lavorano anzitutto sulle basi, prima di investire per un grande salto che sia definitivo e non solo provvisorio
-piaccia o no, Lotito e Mezzaroma sono gli unici che, per ora, possono garantire investimenti e solidità finanziaria. La favoletta del presidente-tifoso è finita da 20 anni, acquirenti non ce ne sono e chi dice "meglio ripartire dalla D con dignità" solo perchè si è già stancato della B dopo tre anni vive probabilmente in un'altra epoca e in un altro mondo
I CONTRO
-di base c'è che la promessa del progetto triennale da parte di Lotito e Fabiani c'era stata: salvezza sofferta il primo anno (con innumerevoli errori sul mercato, se ne pagano le conseguenze ancora oggi), buon campionato nella precedente stagione, ora era obbligatorio alzare l'asticella. Se c'è una perdita- tra l'altro già ripianata- non è colpa di una tifoseria che, al contrario, non può pretendere di vincere, ma almeno di provarci. Sinceramente a giugno ci aspettavamo di sentir parlare di acquisti, programmi ambiziosi e investimenti interessanti, non di ridimensionamento, calciatori in vendita e salvezza. La prossima sarà una serie A2, è davvero un delitto non essere ripartiti dall'ottima base dell'anno scorso
-le parole del padre di Coda. L'attaccante, come suo stile, ha mantenuto un profilo basso, la famiglia è stata più diretta. Del resto quando inizi la nuova stagione ufficializzando l'allenatore il primo luglio, ma cedi immediatamente il miglior calciatore dal quale si doveva ripartire è malumori sono comprensibili ed è evidente che si lotterà per un obiettivo diverso dai play off. Almeno sulla carta
-troppi impegni per Lotito. Prima c'era di mezzo solo la Lazio, oggi il budget dipende anche dall'esito delle elezioni. Tradotto: Mezzaroma ha già lasciato intendere che non vuole proseguire da solo qualora il cognato vinca e promettere spese folli rischiando di perdere il 50% del potenziale economico significherebbe ritrovarsi con una bella patata bollente in mano. "Dopo, dopo: ho da fare" dice il patron ogni qual volta lo si prova a contattare per fare chiarezza: che la Salernitana sia la priorità e non l'ultima ruota del carro
-la politica dei giovani. Detto più volte che Salerno chiede un progetto come Crotone o Chievo, ma esonererebbe l'allenatore al primo pareggio casalingo, aggiungiamo anche che la politica può andare bene se si investe su calciatori di proprietà. Nulla contro Murgia, Crecco, Palombi, Minala e Germoni, ma affidarsi ai prestiti della Lazio che pensano solo al futuro biancoceleste sarebbe una contraddizione enorme
-la promozione di Spal e Benevento. Semplicemente ci chiediamo: perchè neopromosse con meno seguito non si pongono limiti (e sarà così anche per Venezia e Foggia), mentre a Salerno, con questo pubblico e dopo due anni di assestamento, al terzo tentativo si fa un passo indietro? Davvero una perdita fisiologica può far saltare i piani originari a un tandem così forte dal punto di vista economico? La vicenda Rosina insegna che i grandi nomi sono spesso dei grandi flop, ma la qualità si paga e qualche sacrificio sarà necessario.
-scarso coinvolgimento della piazza: i tifosi, quelli veri e non i falsi profili social che vivono per criticare chiunque, non pretendono la A, ma la chiarezza. SIamo certi che l'Arechi potrà contare comunque sul suo zoccolo duro se la società sarà trasparente. Chiudersi a riccio, non rilasciare mai dichiarazioni, svolgere gli allenamenti a porte chiuse e cose di questo genere allontaneranno sempre di più il pubblico, un pubblico che andrebbe coinvolto di più e tutti i giorni. Perchè non presentare la squadra alla città? Perchè non indire una conferenza stampa pre ritiro? Perchè non avviare una campagna abbonamenti semplice, non cervellotica, a portata di tutti e che incentivi famiglie, giovani, studenti, donne, provincia e scuole calcio= Se oggi c'è un pizzico di confusione (alimentata spesso anche da notizie inveritiere di chi spara quaranta nomi al giorno prendendoli a caso dall'almanacco) è anche perchè i vertici spesso preferiscono tacere.
In sintesi: nessuno vuole difendere a tutti i costi società, direttore sportivo e allenatore: a oggi i fatti sono a favore di Lotito e Mezzaroma. Non esiste, però, l'eterna riconoscenza e la piazza deve cercare di essere matura: da un lato è sacrosanto chiedere chiarezza, programmazione e investimenti, dall'altro bisogna ricordare che il calcio di oggi è in crisi profonda e che spendere meno può garantire gli stessi risultati e maggiore sicurezza futura.
Gaetano Ferraiuolo