di Simonetta Ieppariello
Ha il tono composto, fermo, sacro di chi tiene il dolore stretto in petto, lo afferra e ne fa impegno, bene, amore per il prossimo. La ferita di mamma Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito si è riaperta dopo la sentenza che ha ridotto la pena di Daniele De Santis di dieci anni. No, non è una mamma qualsiasi Antonella. Il suo secondo figlio Ciro Esposito, il prossimo novembre di anni ne avrebbe compiuto 33.
Ciro venne ferito mortalmente dall’ultrà romanista Daniele De Santis il 3 maggio 2014, mentre si recava allo stadio Olimpico per assistere alla finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli. Un proiettile gli perforò un polmone e danneggiò la colonna vertebrale. Un’agonia lunga 53 giorni, Ciro Esposito morirà il 25 giugno 2014 in ospedale a causa delle ferite riportate.
Il tono di Mamma Antonella è quello della sconfitta, ma una sconfitta incassata con un onore pari soltanto all'amarezza.
«Sono molto delusa. Ciro amava la vita è stato un omicidio assurdo», risponde con un soffio di voce Antonella che ha perso il suo Ciro dopo una serata in cui la follia ha fatto da macabro antipasto allo sport.
Via Calogero, cuore di Scampia a due passi dalle vele e dalla villa comunale che da una manciata di giorni porta il nome di Ciro.
Pochi passi ancora e si arriva nell'associazione Ciro Vive cuore fiero e palpitante della Scampia che funziona. Oltre le vele, la camorra, la violenza.
Perché questo è il senso vero che mamma Antonella vuole dare al suo impegno. Un impegno concreto perché il bene vinca, perché smetta l'odio, la cultura della sopraffazione.
Pochi giorni fa la ferita di mamma Antonella si è riaperta di nuovo. Quella condanna in primo grado è stata ridotta in appello di dieci anni.
"Magari li avessero regalati a mio figlio, quei 10 anni, sarebbe ancora qui - sono le parole amare di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito - Che poteva fare Ciro con dieci anni di vita in più? Stava andando a convivere con la sua ragazza. Era pieno di vita. Sarebbe stato un padre meraviglioso.
Sarebbe stata un'altra storia. Forse sarebbe diventato padre, e forse avrebbe visto qualcosa di più della vita. Gli anni di pena sicuramente non ci riportano indietro nostro figlio - continua - ma abbiamo sempre sperato che la pena fosse un monito esemplare affinché queste cose non avvengano più. Si vede che la legge italiana tutela i suoi cittadini così. Io ho pensato: ecco ingiustizia è stata fatta“.
Dolore e ora rassegnazione per un incubo che non finisce.
In 'appello - il procuratore generale aveva chiesto vent'anni di reclusione - pochi giorni fa la sentenza con il forte sconto di pena. Motivo: è caduta l'accusa di rissa e soprattutto è caduta l'aggravante dell'omicidio per futili motivi.
Siamo andati a casa di Ciro e lei, Antonella, ci ha accolto nel cuore sacro di una casa.
Ecco la stanza di Ciro, dove quel ragazzo perbene solare e amante dello calcio Napoli è cresciuto con i suoi fratelli Michele e Pasquale. Dove mamma Antonella e papà Giovanni lo hanno cresciuto con amore. Sotto il letto quello spazio dove restano raccolti i racconti di una vita interrotta. Quelle spese fatte con cura proprio a Ciro perché sarebbe di lì a poco andato a vivere con la sua fidanzata. Progetti di vita, percorsi tracce che restano nei cuori di tutti a Scampia Tutti gli volevano bene. Tutti rispettano la sua memoria e hanno fatto del suo sorriso la volontà di riscatto e impegno per il Quartiere.
Ora Antonella, Giovani, gli amici di Ciro lavorano nell'associazione Ciro Vive per fare del bene. Fanno beneficenza, iniziative di solidarietà perchè il bene vinca sul male. Iniziative come quella di fondare una squadra di Calcio A 5 che raccoglie tanti piccoli talenti in erba di Scampia. Ciro Vive, il nome di Ciro che raccoglie gli ideali positivi di una Napoli che lotta per la rinascita.