Autocertificare un malessere passeggero, tale da far assentare da lavoro per un massimo di tre giorni, forse si potrà. E' la proposta presentata dal senatore del Gruppo Misto Maurizio Romani, che è appena approdata in commissione Affari Costituzionali del Senato. Il testo, composto di due soli articoli, prevede che in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso - sotto la sua esclusiva responsabilità - a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all'Inps e al datore di lavoro. L'articolo due recita infatti così: "In tutti i casi di assenza per malattia protratta per un periodo inferiore a tre giorni il lavoratore comunica con sua esclusiva responsabilità il proprio stato di salute al medico curante, il quale provvede ad inoltrare apposita comunicazione telematica all'Istituto nazionale della previdenza sociale, nonché al datore di lavoro".
D'accordo a livello nazionale la Federazione dei Medici, ma prende le distanze il presidente dell'ordine provinciale dei medici Giovanni Pietro Ianniello: “A me sembra una cosa che non ha nessun senso e che pone diversi problemi: il medico non può fare da segretario del paziente. Non ha senso che il medico si faccia garante di un'autocertificazione mandata dal paziente”.
Secondo Ianniello si porrebbe un problema deontologico: “Il medico ha deontologicamente l'obbligo di fare una diagnosi, così invece il cittadino si fa medico, perché con l'autocertificazione di fatto si fa una diagnosi. Così si va a surrogare un atto medico e si svilisce una professione”.
Crisvel
Malattia: il lavoratore potrà autocertificarla, ma è polemica
L'ordine provinciale dei medici contrario: "Così si svilisce la professione di medico"
Redazione Ottopagine