Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

La situazione del teatro Carlo Gesualdo di Avellino è sempre più ingarbugliata. Mentre i creditori bussano alla porta, e il sindaco Paolo Foti ha messo in mora l'ex consiglio di amministrazione targato Cipriano, ora anche il commissario liquidatore, Pino Terracciano, ha deciso, sic et simpliciter, di liquidarsi: auto-sospendendosi dal proprio ruolo. Pare per incomprensioni con gli uffici comunali.

Il Nostro avrà comunque modo di chiarire la questione, mentre ciò che è lapalissiano, oltre alle beghe politiche che continuano a coinvolgere maggioranza e opposizioni, è da un lato il dramma dei lavoratori in attesa di stipendio da almeno sedici mesi, dall'altro la vergogna per una struttura che dovrebbe essere fiore all'occhiello della città e che invece continua a dimenarsi in una palude di incapacità e inefficienza.

A poco o nulla è servito nominare il Comitato di gestione: al momento con le mani legate. Finora gli unici pagamenti ai fornitori vengono fuori dall'incasso dell'evento "Italia's Got Talent", mentre le maestranze devono ringraziare i saggi scolastici per i pochi soldi ricevuti.

E se il presente appare incerto, sul futuro meglio far calare il sipario. E' impossibile, infatti, parlare di programmazione quando si sguazza nella contingenza, rischiando a ogni risacca di affogare.

Purtroppo la nave si sta inabissando, mentre capitani, facenti funzione e controllori (Cipriano, Feola e ora Terracciano) sono da tempo saltati giù. In un simile scenario, come il lettore potrà ben immaginare, i rischi se li accollano tutti quelli che, più per obbligo che per scelta, sono costretti a restare sul relitto. E quindi proprio i lavoratori. Qualcuno riuscirà a lanciare loro una scialuppa? Vedremo. Finora tutti gli impegni presi dall'amministrazione si sono rivelati nient'altro che promesse da marinai.