di Andrea Fantucchio
Siamo tutti garantisti. Premessa d’obbligo prima di tuffarci nelle vicende che riguardano la piscina comunale di Avellino: la cui attività è stata sospesa ieri pomeriggio. Poi si è scatenato un putiferio, soprattutto sul web, cassa di risonanza degli umori dei cittadini. In molti hanno commentato, senza troppe incertezze, “Ora, dopo il caos col teatro, chiudono anche la piscina: chiudano la città a questo punto”.
Di fronte a queste lettura parziale e strumentale serve una riflessione. Fino a prova contraria, e cioè fino a quando la polisportiva che si occupa della piscina produrrà le doverose autorizzazioni richieste, l’operato dell’amministrazione è sacrosanto: il Comune ha infatti il compito di vigilare e poi punire le inadempienze riscontrate nella gestione delle strutture di sua competenza.
Chiudere un occhio non è concesso. Quello che è accaduto negli ultimi undici anni intorno all’impianto di via De Gasperi è emblematico: né Galasso né il primo Foti hanno ritenuto importante fornirsi di un organo di controllo che vigilasse sull’accordo che lega per novantanove anni il Comune alla cooperativa del gruppo Cesaro che gestisce la struttura. Ora si pagano le conseguenze di quella inefficienza e inadempienza.
Un discorso non così diverso da quello che riguarda lo stadio Partenio: dove sempre l’assenza di chiarezza e controllo ha generato una querelle infinita fra squadra e amministrazione. Con dei soldi che mancano alle casse comunali: i cittadini farebbero bene a ricordare che quei soldi sono anche i loro.
In quest’ottica sia l’Assessore al Patrimonio, Paola Valentino, sia il Comandante della polizia Muncipale, Michele Arvonio, andrebbero difesi e appoggiati, non denigrati.
Ora però si vada fino in fondo. Sono tante le strutture in città la cui gestione allegra ha portato gravi perdite ai bilanci comunali. Si parla di svariate centinaia di migliaia di euro. Ma, troppo spesso, è prevalsa la logica di accontentare tutti, o quantomeno associazioni o enti di amici degli amici. Senza pensare alle conseguenze.
La Valentino sembra aver intrapreso un percorso differente: chiedendo a chi aveva delle morosità di mettersi in regola. E così è accaduto che qualche testa sia saltata: a partire dall'associazione "Segninversi" che gestiva la Casina del Principe. Ma non è tutto. Dall’asilo "Patria e Lavoro" alle strutture sportive, sono tanti gli edifici che aspettano una ricognizione. Senza dimenticare l’Eliseo per il quale bisognerà progettare un futuro già a partire dai prossimi giorni. Avellino non può più permettersi di aspettare.