Benevento

Cinque anni a Felice Pisapia, ex direttore amministrativo dell'Asl; 4 anni all'allora moglie Olga Landi, per peculato e falso ideologico; 3 anni e 2 mesi, per falso, ad Arnaldo Falato, ex dirigente dell'Unità operativa budgeting dell'Azienda sanitaria, di cui è stata proposta l'assoluzione, perchè il fatto non sussiste, dall'addebito di peculato. Sono le richieste avanzate dal pm Flavio Felaco – lei e Nicoletta Giammarino, ora a Napoli, avevano successivamente affiancato il collega Giovanni Tartaglia Polcini, attualmente consigliere giuridico del Ministero degli affari esteri, che aveva avviato l'attività investigativa della guardia di finanza- per le tre persone tirate in ballo in uno stralcio del filone dell'inchiesta sull'Asl relativo ai mandati di pagamento.

Nel mirino, in particolare, nove fatture, per complessivi 200mila euro, ritenute false. Gli inquirenti sono convinti che tra il 2007 ed il 2008 le abbia formate Pisapia. Sarebbero state intestate a società che operano nel settore dei prodotti informatici che avevano però escluso di averle emesse. La coniuge di Pisapia sarebbe stata la destinataria delle somme, mentre Falato avrebbe firmato le disposizioni di pagamento.

Nella sua requisitoria la dottoressa Felaco ha ripercorso le fasi dell'indagine, ritenendo “molto verosimile che si sia verificato all'Asl il problema informatico-contabile di cui ha parlato Pisapia, e che lo stesso abbia avuto l'incarico di risolverlo, provando a farlo con la collaborazione di persone di sua conoscenza. Alla fine, però, i soldi sono stati liquidati a Landi, e ciò evidenzia gli intenti appropriativi”. In un modus operandi nel quale “non è però emerso un coinvolgimento di Falato, che è stato strumento inconsapevole di Pisapia”.

Una ricostruzione che la rappresentante della pubblica accusa ha definito “accettabile”, ma che non ha completamente incrociato il consenso dei legali di parte civile: gli avvocati Roberto Prozzo (per l'Asl), che ha puntato il dito “contro le responsabilità di tutti gli imputati, e per tutti i reati”, e Umberto Diffidenti (per il Movimento difesa del cittadino, in sostituzione di Vincenza Stefanucci).

Fisiologicamente opposte le valutazioni espresse dai difensori nelle loro arringhe. Gli avvocati Vincenzo Regardi e Claudio Botti, che assistono Pisapia, hanno bollato come “incomprensibile” lo spacchettamento dell'inchiesta su una vicenda relativa “ad una guerra imponente di potere e di posizione all'interno dell'Asl, rispetto alla quale, ad un tratto, Pisapia ha deciso di mettere un punto”. Registrando colloqui “con ministri e dirigenti” e offrendo “alla Procura un importante spunto investigativo”.

Attenzione puntata sulla diversa qualificazione dell'imputazione iniziale di truffa in quella di peculato, stabilita dal giudice Sergio Pezza, dinanzi al quale era stato fissato il dibattimento. “Avrebbe dovuto trasmettere gli atti alla Procura per consentire lo svolgimento dell'udienza preliminare su una accusa diversa da quella già cristallizzata nel precedente appuntamento dinanzi al gup”, hanno tuonato. Chiedendo, infine, dopo aver riavvolto il nastro della storia, l'assoluzione di Pisapia. Ha fatto altrettanto anche l'avvocato Marco Naddeo, per Landi, mentre l'intervento dell'avvocato Mario Verrusio, per Falato, è stato rinviato al 13 settembre. Quando, dopo le eventuali repliche, il Tribunale pronuncerà la sentenza.

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