Gentile Rettore dell’Università di Salerno,

in questi giorni ho avuto il piacere di leggere il Suo intervento sul “Corriere del Mezzogiorno” e ho sentito la necessità di esprimere la mia.

Scrivo per riportare qualcosa che Lei molto spesso dimentica, preso dall’infinita scalata verso il punto più alto delle classifiche, qualcosa che pare finito ormai in fondo alle priorità di questa università e che, forse, ha bisogno di ritornare al centro del discorso.

Questa università, come tutte le altre, sembra aver definitivamente rinunciato ad un modello di sviluppo fondato sul valore aggiunto della conoscenza, lasciando che la cultura della valutazione faccia da padrona all’intero sistema. Non voglio stare qui a discutere della legittimità e della correttezza dei sistemi valutativi, ma mi preme sottolineare che i primati che Lei decanta nascondono un quadro ben più complesso e sconcertate.

Non potendo cullarci nel sogno di avere abbastanza risorse per tutti, l’Ateneo ha dovuto accettare la “sfida della competizione”, trovando nel “merito” la base su cui selezionare i buoni dai cattivi e facendo in modo che chi non si adegua al culto di questa competizione ne senta addosso tutta la responsabilità e il senso di colpa.

Sono d’accordo con Lei quando sostiene di non voler cercare un alibi nelle condizioni di contesto, ma mi viene da sorridere quando penso che Lei queste variabili di contesto, invece di renderle il punto forte di questa università, ha saputo sfruttarle per salire ancora di più i gradini dei ranking.

La nostra regione non garantisce il diritto allo studio, in termini di erogazione di borse di studio, a tutte e tutti gli aventi diritto, come Lei ha tenuto a sottolineare. Ha così pensato che il ricatto economico fosse il miglior modo di accrescere le retorica del merito. Unisa premia il merito, anzi me lo lasci dire “unisa premia la velocità”, non è altro che un ricatto posto a tutte e tutti quegli studenti e quelle studentesse che rimangono esclusi ed escluse dal diritto allo studio e sono costretti ad una folle corsa al merito per potersi permettere di studiare anche l’anno dopo.

Se è su questo che si fonda il suo merito ha perso in partenza, perché un merito che non nasce dalla didattica è un merito che non investe sul lungo termine, perché “prendere un esame” con la fretta di dover correre a studiare quello dopo non accresce la conoscenza, ma la traveste da gara a chi arriva prima.

È un dato di fatto che le università siano incatenate in un rapporto di competizione che è divenuto sempre più soffocante, le risorse scarseggiano ed “eccellere” è l’unico modo per accaparrarsi la fetta più grossa di una torta sempre più piccola.

Sorrido amaramente quando leggo che il nostro ateneo investe nel miglioramento di strutture e servizi. Le ricordo che il nostro ateneo ha assistito in silenzio allo smantellamento del poliambulatorio (struttura), arrivando ad essere impotente di fronte al diritto alla salute degli studenti e delle studentesse del campus (servizio). Poco ce ne facciamo di qualche stanza in più se la nostra università non è in grado di soccorrerci tempestivamente. In questo caso però, va bene nascondersi dietro le condizioni di contesto?

Inoltre mi chiedo, ma un Ateneo che ha la forza economica di autofinanziare il miglioramento di strutture e servizi, perché sente la necessità di incrementare la tassazione studentesca? Perché di fronte alla politica includente della NO TAX AREA spinge per un’ulteriore tassazione a fuori corso e “non meritevoli”?

Allora forse il suo intervento ha bisogno di una correzione: l’unisa offre 152 alloggi in più a patto che il nuovo studente sia in grado di rispettare i criteri di merito/velocità, altrimenti non è pronta ad accoglierti.

Gentile rettore, io come lei voglio il meglio per questo Ateneo, quindi le chiedo di riflettere sui valori alla base della sempre crescente “eccellenza”, perché dubito che con questi presupposti questa eccellenza corrisponda realmente ad un accrescimento della cultura e dei saperi.

Invece di essere riconosciuti come prima Università del centro-sud, mi piacerebbe che l’Unisa fosse la prima Università che mette al centro delle sue politiche la didattica, i saperi, la ricerca creativa e non mainstream, un’università che investa sui propri studenti e studentesse invece che fare dell’esperienza universitaria una corsa alla laurea.

Gentilmente La saluto