Ariano Irpino

"Ultimamente svariate critiche stanno infangando il nome del mio Liceo, Pietro Paolo Parzanese di Ariano Irpino. Spinta dall'affetto che a tale Istituto mi lega (che è lo stesso affetto che mi spinge spesso a fare polemiche nella speranza che migliori nei suoi difetti), ho scritto una riflessione con la speranza che possa trovare uno spazio."

La lettera è a firma di Antonella Moschillo:

In tutte le famiglie del mondo è inevitabile la puntualità delle difficoltà. Esse irrompono, con pochi preavvisi e grandi rumori, ma la bellezza del nome “famiglia” si cela nell’amore, sconfinato e viscerale, con cui chi la compone vi è legato, ed è proprio tale amore che ha cura ogni volta, qualunque sia la crepa lasciata dal vortice, di aiutarla a tenersi su. Puoi criticarla la tua famiglia, puoi lottare perché cammini meglio, puoi anche, a tratti, imbatterti nell’assurda sciocchezza per fortuna momentanea- di pensare che forse sarebbe stato meglio non appartenervi. Ma puoi farlo solo tu, tu che ne fai parte, tu che per davvero ne conosci al contempo pregi e difetti.

A scuola trascorriamo più del tempo che consumiamo tra le pareti di casa, non ci sono dunque troppe distanze tra il dire “famiglia” e il dire “scuola”. E allo stesso modo in cui mi sentirei offesa se parlassero male della mia famiglia, mi sento – esattamente nella stessa misura- offesa quando si parla male della mia scuola, e a farlo è chi in realtà non vi ha mai trascorso neppure un giorno della sua vita, chi non ne conosce le dinamiche ma si accontenta di sterili racconti, chi, soprattutto, a questa famiglia non appartiene.

Il Liceo Pietro Paolo Parzanese ne ha mille di incoerenze, di difficoltà, e non nego che spesso fa scelte criticabili, per le quali io stessa polemizzo e che –non nego neppure questo- mi fanno imbattere nella stessa sciocchezza di cui parlavo per la famiglia, di pensare che forse sarebbe stato meglio non farne parte. Ma sappiate che è davvero una sciocchezza, e se c’è una scelta di cui fino ad ora non mi pento, è quella di aver scelto questa scuola per essere la mia scuola. E non accetto, non posso accettare, di sentire ancora e ancora e ancora muoverle critiche, che rischiano di togliere ad altri ragazzi l’opportunità di frequentare un Istituto Scolastico che pur con le sue crepe –ma sfido a non averne- rimane un’eccellenza.

Viviamo in uno Stato che invece di finanziare l’Istruzione preferisce finanziare gli egoismi personali di lerci politicanti, in uno Stato che invece di lavorare per costruirci un futuro, si interroga su come rubarcelo, e renderci dei miseri poveracci, macchiati di una povertà che si declina ben oltre l’aspetto economico. Costruire castelli di critiche su questo tanto discusso contributo scolastico, è lecito nella stessa e identica misura in cui tuttavia bisogna rendersi conto che se lo Stato vuole a tutti i costi toglierci il domani, abbiamo il dovere, di non permetterlo, e se tale dovere può prendere forma in un aiuto economico, che ci sia il buonsenso di andare oltre le critiche e darlo. Ci sarebbero da aprire complessi ed enormi discussioni sulle modalità in cui tali contributi  vengono richiesti, sui giochetti puerili a cui si ricorre per ottenerli, sulle scelte che hanno il sapore di piccoli ricatti fatte per far sì che venissero versati, ma credetemi, non gioverebbe nessuno, non sono questi i tempi adatti per fare di ogni cosa una questione di principio -come non nego di aver fatto anche io.

Ma il solo fatto che nella nostra scuola se ne discuta, a differenza di come invece non avviene altrove, non è forse segno  di una vivacità intellettuale, critica e intelligente?

Se c’è una cosa che ancora può salvarci, e salvare i vostri figli è la scuola, e fidatevi, la cultura e mi sembra quasi un’imprecazione dirlo- ha purtroppo bisogno di essere sostenuta anche economicamente, e se a sostenerla non c’è chi dovrebbe (lo Stato), non possiamo assistere alla sua lenta decomposizione inermi e indifferenti in nome del principio.

Mi auguro davvero che abbiate tutti l’intelligenza di guardare un po’ oltre. E di vivere, come io sto facendo, l’esperienza di questa famiglia.

Redazione