di Andrea Fantucchio
Mimmo è un mistero di Avellino da più di vent’anni. Un giorno ce lo siamo trovati lì - su quel marciapiede del corso – con accanto il borsone nero.
Cappotto verde d’inverno, canottiera d’estate. Spesso con la pipa mentre legge il giornale. (La foto è dell'amico Costangelo Pacilio)
Quando ho parlato con lui, me ne sono andato sempre con un mistero in più e una certezza in meno.
A partire da quel borsone.
Dentro tanti libri. Rigorosamente impilati. Copertina consunta. Esopo, Madre Teresa, Padre Pio, Virgilio. Un altro mistero.
Conosce la Bibbia a menadito.
E’ un guerriero della luce, me l’ha confessato riluttante in un’ intervista diventata una caccia a tesoro. Cosa prendere e cosa lasciare per descrivere quest’uomo senza ferirne l’idea?
Personaggi come lui sono perfetti se restano ai margini. Dove il sentire comune può mitizzarli. Ma se li conosciamo davvero, cosa resta di questi vinti dalla vita?
Vi dirò quello che ho visto.
Mimmo trascorre la sua mattinata sotto i portici a due passi dalla banca del corso.
Di pomeriggio lancia briciole ai piccioni, davanti al cinema Partenio. Abbiamo spesso pranzato insieme. Due panini, comprati in salumeria. Ognuno con i suoi soldi.
Ha dormito alle spalle spalle di Palazzo Trevisani. Per molto tempo. Qualcuno, che oggi lo ricorda commosso, gli ha portato da mangiare.
Spesso Mimmo chiama la moglie e la figlia. Anche se il telefono, un vecchio Nokia grigio, resta spento. Dall’altro capo, Pompei. Una città bruciata dal sole dove, «Non piove mai».
E’ un un uomo di cultura e grande memoria. Educato e gentile. Ha pochi amici. Uno è Gianni: il libraio che ha la bancarella di fronte al carcere Borbonico. Spesso li ho sentiti chiacchierare, non mi sono mai intromesso.
Mimmo è storia ad Avellino. Come altri personaggi indimenticabili: Mariniello, Beccalossi. Protagonisti che, come dicevamo con l’amico e collega Ottavio Giordano qualche giorno fa, spesso trascorrono una vita senza dire una parola. Eppure su ognuna di queste persone potrebbe essere scritta un’antologia. Fatta di tutti quei ricordi che li riguardano. Aneddoti che raccontano l’identità di un luogo e di chi lo abita meglio di qualunque libro o monumento.