di Andrea Fantucchio
Potremmo iniziare dalle oltre trentamila fiammelle che baluginano nella notte dell'Ippodromo delle Capannelle di Roma al ritmo di “Under the bridge”, dal napoletano alle mie spalle che arringa il pubblico sbagliando tutte le parole di Californication o, perché no, dalla borseggiatrice che ha provato a fregarmi tutto. (Clicca sulla foto di copertina e guarda il video. A fine articolo tutte le foto)
E invece il racconto di un giorno con i Red Hot Chili Peppers parte dalla stazione Tiburtina di Roma. Al nostro arrivo centinaia di persone indossano la maglietta col logo della band californiana. Adolescenti e ragazzi, molte coppie, qualche anziano.
In molti, come noi, sono arrivati da Avellino. Segue la fermata in hotel, poco distante dalla stazione. Una chiacchierata con Alì, il receptionist, accresce la nostra preoccupazione.
“Attenti - sorride come Apu dei Simpson - a non finire come i turisti della scorsa settimana. Non sono tornati dall'Olimpico. U2. Che andate a vedere?”.
“Red Hot” .
“Mai mangiata”.
L'ARRIVO: E' TEMPO DI ROCK
Armati di cartina raggiungiamo la stazione Termini e poi l’ippodromo delle Capanelle. Una camminata interminabile sotto il sole cocente. Ci "passano" al metal detector. Frugano nelle borse. Sequestrano i tappi delle nostre bottiglie. Dovrebbero essere bandite le droghe, ma l’erba entrerà lo stesso.
All’ingresso principale una fila interminabile di fan sfegatati che hanno affrontato ore di viaggio per ascoltare i loro idoli. Un genitore e due figli adolescenti si distinguono fra la folla. Tutti e tre a torso nudo, tutti con la stessa inequivocabile incisione sul petto, “W la figa”, e i capelli colorati di rosso.
Qualche sosta per fare il pieno di bibite che, come ogni maxi-concerto che si rispetti, costano un botto. Il Postepay Rock ha fatto la sua fortuna anche solo per la birra che è riuscito a vendere.
Il prato è già occupato da migliaia di persone. Tre maxi schermi, uno centrale e due ai lati. Un'impiantistica da paura. I tecnici delle luci sono già a lavoro.
Intorno a noi c'è chi si è sdraiato sull'erba, chi è disteso sull’asciugamano, chi inizia a ballare. Ci conquistiamo il nostro piccolo quadratino di leggenda.
CONTROLLI, SPINELLI E SARDINE
L’attesa la dividiamo con un gruppo di ragazzi di Enna. Uno di loro sta rollando uno spinello. Chiediamo come abbiamo fatto a introdurre l’erba nonostante i divieti. Gli occhiali da sole, ci dicono. Anzi, le loro custodie. A nessuno è passato in mente di controllare lì dentro.
Meno trenta minuti al concerto.
Andiamo a caccia di posti migliori, più vicini al palco. Dopo sgomitate, spinte, imprecazioni irripetibili, raggiungiamo il centro della folla. Pessima idea. Siamo sardine al centro dell'enorme barile umano che di lì a poco comincia a muoversi.
La batteria, poi il basso. Le luci esplodono in mille giochi di colore. Sui maxi schermi viene proiettato quello che accade sul palco.
"AROUND THE WORLD: IL PUBBLICO IMPAZZITO NON SMETTE DI SALTARE"
Un' Intro Jam seguita da “Around The World”. Il pubblico si infiamma, Anthony Kiedis anche. Via la maglietta, resta a torso nudo. Michael “Flea” Peter Balzary ci risparmia invece il suo noto spogliarello integrale. Il suo basso è quello di sempre, ma non lo userà per coprire le sue vergogne.
Seguono una carrellata di classici così coinvolgenti che neppure il napoletano alle nostre spalle riesce a rovinarcele. Ma ci prova. Una per tutte: decide che Dani California, suoni meglio tipo, “Ohhh” , “Yeah" e "Cavection” , intanto salta sulle mie spalle.
LA BORSEGGIATRICE DA FILM
Sono vittima di un tentato furto. Una donna aggancia la mia borsa. Non desiste neppure quando con una strattone cerco di tirarla via. Intorno si continua a ballare. Quando gli altri si accorgono di tutto e mi danno una mano, la borseggiatrice molla la presa e sparisce fra la folla.
Al termine del concerto, sul treno, altri ragazzi mi hanno detto di essere stati vittima dello stesso maldestro tentativo di furto. Tutti dicono di averla scampata. Se è vero, la borseggiatrice non doveva essere un granché.
"HA TENTATO DI FREGARMI LA BORSA, POI E' SPARITA"
Dopo aver cantato a squarciagola Californication, decido di prendere un po' d'aria. Pessima idea o, comunque, pessimo tempismo. La mia fuga verso il bar viene interrotta da un singolare contrattempo. Un gruppo di sei ragazzi stranieri visibilmente alticci mi costringe (minacciano di offendersi o è quel che capisco) a inscenare con loro un’improbabile ola.
Mentre i Red Hot intonano le note di Goodbye Angels decidiamo di salutare il concerto in anticipo per evitare la folla. Ma presto siamo travolti da una marea di persone. Tutti la stessa maledettissima idea.
GOODBYE ANGELS
Scivoliamo a passo d'uomo fin sulla via Appia. L'abbiamo da poco imboccata quando qualcuno alle nostre spalle inizia ad urlare. Gli steward gridano di spostarci verso sinistra, ci spintonano. Segue un corteo di auto nere di grossa cilindrata. Delle ragazze si staccano dalla folla e iniziano a inseguire le vetture urlando come dannate. Qualcuna torna in lacrime qualche minuto dopo.
In quelle auto c'erano davvero Kiedis e compagni?
Proseguendo lungo via Appia vediamo decine di auto parcheggiate sui marciapiedi. Su ogni cofano una multa. Un concerto davvero indimenticabile.
Finalmente eccoci all'ingresso della stazione. In molti esausti si siedono sulla banchina in attesa del treno. C'è chi mostra all'amico il video che ha fatto al concerto, chi modifica le foto per metterle su Facebook. Ognuno vorrebbe protrarre quel momento magico all'infinito. E anche noi non facciamo eccezione. Forse per questo oggi abbiamo deciso di scriverne. Il nostro cuore è ancora un po' lì, a cantare a squarciagola Californication saltando come dannati.