di Andrea Fantucchio
L’hanno salutato per l’ultima volta. Molti fiori bianchi e qualche rosa, carezze delicate per dire quanto gli hanno voluto bene. Gli amici di Mohamed non si sono fatti riprendere e noi non abbiamo insistito. Il dolore per la perdita di una persona cara è sacro e per nessuna ragione va violato. (La foto di copertina è di Orlando Matarazzo)
Ci limiteremo a raccontare quanto abbiamo visto. Ieri pomeriggio diversi ragazzi hanno portato dei fiori a via Zoccolari, dove tre giorni fa la moto di Mohamed Whaid si è schiantata contro un’auto.
Black, come lo chiamavano gli amici, era un giovane gentile e disponibile. Sotto il sorriso e la spensieratezza, un guerriero. Arrivato dal Marocco oltre vent’anni fa. Cresciuto fra Avellino e Mercogliano.
Qui le prime amicizie, i primi amori, e anche la passione per la moto. Di sera - dicono i vicini - sapevano che stava rientrando a casa dal rombo del motore. Non lo sentiranno mai più.
Un silenzio assordante, come quello che ieri pomeriggio ha avvolto i presenti riuniti intorno al luogo del dramma. Ognuno si è preso qualche momento per pensare, forse per ricordare i momenti trascorsi con Mohammed. C’è chi ha pianto e chi dopo un po’ è andato via sopraffatto dalle emozioni. Noi siamo rimasti ancora un po’. Qualche minuto per guardare quei fiori, quella foto, quel sorriso spezzato davvero troppo presto.