Salerno

Era il bimestre giugno-luglio 2011 e Salerno viveva una delle estati più torride della storia da un punto di vista prettamente calcistico. Persa immeritatamente la finale play off con il Verona, la prima realtà calcistica cittadina si ritrovava per la prima volta fuori dal professionismo a causa degli errori del presidente Antonio Lombardi e di una serie di vicissitudini che ancora oggi gridano vendetta. Dalla sentenza del tribunale di Napoli che allontanò eventuali investitori interessati al ciclone Cala passando per l'arbitraggio di Di Bello al "Bentegodi" e la diatriba con l'amministrazione comunale, tanti elementi negativi che resero impossibile il salvataggio di una squadra che, almeno sul campo, aveva onorato la maglia come poche altre grazie a un team di professionisti esemplari trascinati da un pubblico quanto mai innamorato e determinante. 

Una cavalcata tutt'altro che semplice e scontata

A Palazzo di Città fu l'ex Sindaco Vincenzo De Luca a comunicare alla città i nomi dei potenziali presidenti che avrebbero rilevato la squadra nei dilettanti con la speranza di ripartire con un nuovo e più trasparente progetto sportivo. Il popolo, all'unanimità, scelse il duo Lotito-Mezzaroma, presentato in grande stile al Comune in una calda mattinata del 26 luglio 2011, quando in 500 si ritrovarono per strada non solo per applaudire i due nuovi patron,ma anche per chiedere marchio, colore e denominazione sociale. Durante la loro gestione, Lotito e Mezzaroma sono stati artefici di quello che noi abbiamo spesso chiamato miracolo sportivo. Dare per scontata la scalata dalla D alla B in 4 anni significa capirne poco di calcio, o comunque non rendere i giusti meriti a chi, in categorie inferiori e non degne del blasone della piazza, ha investito fior di milioni di euro senza ricavarci nulla. Per informazioni chiedere a Taranto, Reggina, Messina, Cosenza, Lecce, Ancona, Ravenna, Mantova, Rimini, Como, Siena, Triestina, Grosseto, Piacenza, Monza, Catania e Varese, realtà importanti quanto o più di Salerno che lottano anzitutto per la sopravvivenza e che sono praticamente sparite dal panorama calcistico italiano.

In poco tempo Lotito e Mezzaroma hanno ripulito l'immagine della Salernitana, vinto tre campionati in condizioni difficili (la D partendo a fine agosto, la C2 con un mancato e sacrosanto ripescaggio, la C1 con innumerevoli torti arbitrali e coda velenosa rappresentata da illazioni gravissime a livello nazionale), messo in bacheca due coppe, risolto per sempre la querelle del marchio, agevolato la ristrutturazione di Volpe e Arechi e investito per un sistema di drenaggio ormai obsoleto,senza dimenticare quella puntualità nei pagamenti che dovrebbe essere atto dovuto, ma che è merce rarissima al giorno d'oggi. Salerno, finalmente, può arrabbiarsi per un mancato acquisto, per una partita persa o per un allenatore sbagliato, non per penalizzazioni, deferimenti e fallimenti. Sembra roba da poco, forse soltanto per chi dal 2005 al 2011 non ha seguito le sorti dei granata.

In B, purtroppo, sono stati commessi diversi errori: da una campagna acquisti approssimativa due anni fa alla gestione poco felice di alcune situazioni (Nalini via a parametro zero, tanto per dirne una)passando per i risultati non brillanti del settore giovanile, una campagna marketing che stenta a decollare e un rapporto non propriamente felicissimo con la tifoseria, complici soprattutto alcune dichiarazioni al vetriolo di Lotito passate quasi inosservate in tempi di vittoria, ma che riecheggiano nella mente di tutti oggi che le cose non stanno andando benissimo. Ora la proprietà non può "vivere di rendita" e, dopo due anni di B tra alti e bassi, ci si aspettava il rispetto del progetto triennale.

A oggi si è parlato di più di salvezza, ridimensionamento, budget ridotto e perdite da ripianare: da due imprenditori così seri e facoltosi, tuttavia, la piazza non si aspetta che 1,5 milioni di passivo (tra l'altro ripianato con la cessione di Coda) possano far fare non uno, ma quattro passi indietro. E'tempo che la società faccia capire con chiarezza se il progetto si ferma in B o se la meta finale è quella serie A che spetterebbe di diritto ai veri tifosi e che permetterebbe a entrambi di entrare definitivamente nella storia.

Gaetano Ferraiuolo