Hanno preso le loro cose e sono andati via. Come se nulla fosse. Come se non fosse accaduto alcunchè. Eppure, avevano mangiato, bevuto e riso tutti insieme. Come invitati a quella festa di compleanno organizzata in grande stile in un ristorante alla contrada Pino.
Un pranzo con un menù particolarmente ricco, la musica ad allietare un appuntamento che si è poi trasformato in tragedia. Forse hanno pensato, nonostante il sangue che aveva sporcato le scale, che lui, privo di sensi per le botte subite, non stesse così male; e che, una volta smaltito l'alcol che aveva ingerito come gli altri, si sarebbe ripreso. Sono risaliti a bordo delle loro auto e sono tornati a casa. Lasciando Antonio Parrella, 32 anni, nel giardino del locale. Solo. E' rimasto lì per tre quarti d'ora, fino a quando la proprietaria della struttura ricettiva non ha dato l'allarme.
Il resto, purtroppo, è già drammaticamente noto. Riempie un'indagine che, fin qui, conta solo un primo capitolo. C'è da giurarci che ce ne saranno altri oltre a quello scritto per Umberto Sferruzzi (avvocato Antonio Leone), 27 anni, in carcere come indiziato di delitto. Tentato omicidio l'ipotesi di reato che gli era stata contestata nel fermo operato dalla Squadra mobile, e che, dalla tarda serata di ieri, quando il cuore di Antonio Parrella si è fermato per sempre, è diventata quella di omicidio.
A lui, che nelle prossime ore comparirà dinanzi al Gip, al quale potrà offrire la sua versione, il pm Miriam Lapalorcia e gli agenti del dottore Emanuele Fattori sono risaliti analizzando le immagini delle telecamere del ritrovo. Quei fotogrammi hanno fissato la presenza di più persone sulle quali si è allungata, inevitabilmente, la lente investigativa.
L'obiettivo è riavvolgere il nastro di quei drammatici momenti, fino a quello iniziale. Le testimonianze raccolte avrebbero restituito uno screzio banale che sarebbe sorto, mentre sembrava che stessero scherzando, tra la vittima e un intrattenitore. Un paio di occhiali caduti accidentalmente, qualche schiaffetto, qualche parola grossa. Poi, la platea dei protagonisti si sarebbe allargata e la situazione sarebbe degenerata. Parrella sarebbe stato centrato da uno o più calci, cadendo lungo le scale. Si sarebbe rialzato ed avrebbe fatto pochi metri, prima di accasciarsi.
Era già riverso a terra quando avrebbero continuato a colpirlo alla testa, provocandogli un trauma cranico che non gli ha dato scampo. Una fine assurda, un dolore incolmabile che potrebbe tramutarsi, se venisse dato il consenso all'espianto degli organi del giovane, in un atto di amore di solidarietà. Quella che a lui è stata negata.
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