Per un'ora abbondante ha raccontato la sua versione. “Non c'entro”, ha ripetuto più volte Umberto Sferruzzi, 27 anni, da giovedì in carcere come indiziato dell'omicidio, aggravato dai futili motivi, di Antonio Parrella, il 32enne di Benevento morto all'ospedale Rummo.
Difeso dall'avvocato Antonio Leone, Sferruzzi ha proclamato la sua totale estraneità ai fatti contestati dinanzi al gip Roberto Melone, offrendo una ricostruzione, del tutto opposta a quella degli inquirenti, di quei drammatici momenti costati la vita al giovane. Ha fatto riferimento solo ad un diverbio scoppiato tra il cantante che stava allietando la festa di compleanno, organizzata in un ristorante alla contrada Pino, e la vittima, escludendo la rissa.
Ha sostenuto di aver visto Parrella, all'improvviso, prima correre, poi cadere lungo le scale, finendo con il volto sull'asfalto. Lui si sarebbe precipitato a soccorrerlo, ma sarebbe anch'egli caduto, procurandosi la frattura della gamba sinistra.
A quel punto, un amico lo avrebbe aiutato: trasportandolo dapprima a casa, dove si sarebbe cambiato, quindi in ospedale. Parole, quelle pronunciate da Sferruzzi che cozzano con il quadro disegnato dal pm Miriam Lapalorcia e dalla Squadra mobile, secondo i quali Parrella è stato il bersaglio di un'aggressione compiuta da più persone che lo avrebbero colpito anche mentre era esanime nel giardino del locale. Dove era rimasto, una volta andati via tutti, per tre quarti d'ora, fino a quando la proprietaria della struttura ricettiva aveva dato l'allarme.
Di qui l'avvio di un'attività investigativa che, supportata anche dalle immagini fissate dalle telecamere del ristorante, ritenute dalla difesa non indicative per la scarsa nitidezza, punta a dimostrare ulteriori coinvolgimenti. Nel mirino, poi, anche il movente: se davvero si è trattato di un'aggressione a più mani, è stata la conseguenza dell'iniziale screzio, oppure c'è qualcos'altro che per adesso sembra restare sullo sfondo? Al termine dell'udienza, e dopo una camera di consiglio andata avanti per alcune ore, il giudice non ha convalidato il fermo, ma ha comunque adottato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contro la quale l'avvocato Leone ricorrera' al Riesame, a carico di Sferruzzi.
Come anticipato ieri, lunedì è in programma l'autopsia del 32enne. Sarà curata dal medico legale Stefania Bello, di Foggia, probabile la presenza di consulenti di fiducia sia dell'indagato, sia delle parti offese: la mamma, i fratelli e le sorelle di Parrella, assistiti dagli avvocati Grazia Luongo e Angelo Leone.
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