Da questa mattina stanno sfilando in Questura. Lo stanno facendo anche coloro che c'erano già stati nell'immediatezza dei fatti. C'è bisogno di ascoltarli nuovamente, e con loro tutti gli invitati alla festa di compleanno sfociata nella morte di Antonio Parrella, 32 anni, avvenuta giovedì al Rummo, dove era stato ricoverato in gravissime condizioni per le conseguenze di un'aggressione. Anche i familiari della vittima compariranno dinanzi agli investigatori della Squadra mobile, che evidentemente puntano a definire i rapporti con alcune delle persone presenti in quel ristorante alla contrada Pino.
Si indaga per omicidio, questa l'accusa, aggravata dai futili motivi, contestata ad Umberto Sferruzzi, 28 anni, che il gip Roberto Melone, così come chiesto dal pm Miriam Lapalorcia, ha lasciato in carcere con un'ordinanza che l'avvocato Antonio Leone, difensore di Sferruzzi, impugnerà dinanzi al Riesame.
Un provvedimento adottato per il pericolo di inquinamento delle prove e di quello, “prevalente e prepotente rispetto all'altro”, “di reiterazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede, che si trae dalle stesse modalità di commissione del fatto, posto in essere con inusuale pervicacia e rancore ed un atteggiamento quasi bestiale, sintomo evidente di una personalità pronta ad aggredire con inaudita violenza chiunque in qualche modo la contrasti”.
Intanto, in attesa dell'autopsia in programma oggi, l'attività investigativa punta a ricostruire in modo completo il tragico episodio, per il quale, allo stato, l'unico ad essere stato chiamato in causa, sulla scorta di indumenti e scarpe, è Sferruzzi. Che, da parte sua, ha respinto ogni addebito, fornendo una versione che il giudice non ha però ritenuto credibile.
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