di Simonetta Ieppariello
Come in un film dell’orrore. Lo avrebbe ucciso, fatto a pezzi tagliandogli testa e arti per poi tentare di scioglierlo nell’acido e murarne i resti. L’omicidio di Enzo Ruggiero riserva nuovi particolari pulp. Ciro Guarente ha devastato il corpo del bellissimo 24enne la cui unica colpa era quella di vivere con Heven Grimaldi, la trans polacca legata Ciro da sette anni.
Nella sua confessione Ciro aveva tentato di dirottare le ricerche del corpo nel amare di Licola. Invece i resti di Vincenzo Ruggiero erano lì in quel garage di un autolavaggio abusivo a Ponticelli. Avrebbe raccolto i pezzi in una valigia a casa di Heven dove lo aveva atteso, in assenza della compagna, per convincerlo ad andare via da quella casa.
Poi avrebbe rinchiuso i pezzi del povero Enzo in una valigia. Poi ne ha preso un’altra dove ha messo altri pezzi insieme con vestiti e altre cose personali della vittima. Voleva simulare un allontanamento volontario.
L’uomo per costruirsi un alibi sarebbe andato anche ad una festa.
Ma i vicini avevano raccontato ad Heven di aver visto uscire Ciro dalla casa di Aversa dove viveva con Enzo Ruggiero, suo ospite, ma suo amico e non suo amante come pensava Ciro.
Lui, l’assassino, ha confessato. Ma dirottando le ricerche del corpo in mare, parlando di un incidente. Uno spintone per il quale Enzo aveva battuto la testa morendo sul corpo.
Invece l’orrore era sercolo sotto un pavimento del corridoio di un autolavaggio abusivo, situato nel garage di una palazzina popolare in via Scarpetta, a un passo da via Argine a Ponticelli in un punto leggermente rialzato.
A cinquanta metri abita la mamma di Ciro Guarente. Ad indirizzare le ricerche il segnale del cellulare di Ciro che la sera del 7 luglio, giorno dell’omicidio, porta verso il quartiere Ponticelli di Napoli e non a Licola dove il giovane aveva riferito di essersi liberato del cadavere.