Cerreto Sannita

“La guardiania è un fenomeno che ha caratteristiche peculiari rappresentate dal profondo radicamento di tale pratica nel territorio telesino”, scrive il gip Maria Ilaria Romano nell'ordinanza 'bis' per le cinque persone coinvolte nelle indagini del pm Patrizia Filomena Rosa e dei carabinieri di Cerreto Sannita sul racket delle viti in Valle Telesina.

Una pratica, aggiunge il giudice, “che perdura forse da decenni, tanto da rappresentare un vero e proprio condizionamento ambientale cui tutti gli agricoltori devono sottostare, ben consci delle conseguenze derivanti dalla mancata adesione (riecheggiando in tal modo il sistema mafioso)”. Perchè i coltivatori “sanno bene che se non affideranno la vigilanza subiranno delle ritorsioni, perchè questo il normale meccanismo di funzionamento della guardiania, e sono altresì consapevoli che ne subiranno di ulteriori laddove dovessero riferire all'autorità in ordine alla sua esistenza e alle modalità concrete che lo caratterizzano”.

Si tratta, “per gli indagati, di un vero e proprio sistema di vita e di approvvigionamento economico destinato a replicarsi se lo Stato non interviene con fermezza e decisione”.

Quanto al pericolo di reiterazione del reato, la dottoressa Romano lo definisce “concreto ed attuale anche e soprattutto alla luce dell'imminente sopraggiungere del periodo autunnale, periodo destinato proprio all'impianto dei vigneti”. E, rispetto al pericolo di inquinamento delle prove, sottolinea che si “trae dalla circostanza che gli indagati, già a conoscenza delle indagini a loro carico, mostrano di immaginare strategie consistenti sia nello screditare le vittime e intimidirle, sia nell'adottare misure idonee a negare all'esterno il proprio coinvolgimento, a sottrarsi ad eventuali ulteriori indagini, ad evitare l'acquisizione di ulteriori elementi probatori a loro carico e a minare la genuinità di quelle già raccolte (ciò emerge dalle intercettazioni audio-video effettuate presso la casa circondariale di Benevento)”.

Esp