Napoli

di Simonetta Ieppariello

Chiede della sua famiglia. Chiede di Heven, la sua compagna da sette anni. Heven, la bella trans è forse il motivo della gelosia che potrebbe essere il movente di una furia cieca, della rabbia che avrebbe indotto Ciro Guarente a sparare, uccidere Vincenzo Ruggiero. Vincenzo, il 25nne ucciso e fatto a pezzi, murato in un garage di Ponticelli. I resti del suo corpo sono stati ritrovati settimane dopo quella misteriosa sparizione.

Sabato scorso, otto giorni fa la confessione di Ciro, mendace. Sì perchè Ciro Guarente aveva detto che Vincenzo era morto dopo aver battuto la testa contro un mobile, accidentalmente durante un'accesa discussione con lui. Ciro, amico di Heven viveva con lei in quella casa ad Aversa, in via Boccaccio.

Quella stessa casa da cui le telecamere della zona inquadrano e immortalano Ciro uscire con il corpo di Vincenzo, nascosto in un grosso bustone, un grosso bagalio. Lo stesso ex marinaio di 34 anni aveva raccontato agli inquirenti di essersi disfatot del corpo del ragazzo nel mare di Licola. Così non era. Dopo poche ore la macabra scoperta del corpo del ragazzo in quel garage.

Dopo i primi due giorni di isolamento Ciro Guarente ha ricevuto in carcere uno dei fratelli e i genitori. Venerdì c’è stato l’ultimo colloquio con il suo avvocato. Un’ora e venti minuti, ma Ciro Guarente, per ora, non cede.

Si cerca la pistola. Quella con la quale avrebbe assassinato Vincenzo Ruggiero. Ora tocca ai super periti. L’esperto di balistica Claudio De Matthaeis, l’antropologo forense Maurizio Cusimano, per il prelievo del Dna, Ciro Di Nunzio, quest’ultimo scienziato che ha studiato il caso della mistica Natuzza con le stigmate e il caso «Cogne bis». Eccolo il pool nominato dalla Procura di Napoli Nord che avrà il compito scavare e capire costruire e mettere a sistema le tessere di questo intricato puzzle. Ripsondere alle domande degli inquirenti per capire come e in che sequenza si sia disfatto del cadare, dopo averlo distrutto.