Dodici punti conquistati nelle ultime nove partite, altri nove bruciati nel testa a testa con la Salernitana. Sono i numeri di un sogno infranto, di una promozione diretta mai vista così da vicino, sfiorata, quasi toccata con mano. Nove partite per frantumare le certezze costruite nella prima parte di stagione: tre vittorie, tre pareggi, tre sconfitte. Come una squadra di metà classifica, non come una che vuole vincere il campionato. C’è tutto in queste nove giornate: innanzitutto un calo fisico vistoso, che per una squadra che ha puntato molte sue chances proprio sulla fisicità, può essere mortifero. Calo che ovviamente si trova a fare il paio con tanti, troppi, infortuni. L’assenza di una duttilità tattica, che non ha consentito di poter cambiare un assetto che non aveva più i suoi interpreti. A Matera, senza Campagnacci e Alfageme, ci si è trovati a giocare con due esterni alti non adeguati. Melara è ancora lontano da uno standard fisico-atletico che gli possa permettere di essere il giocatore che conosciamo. In quanto a Kanoutè, bè, lui è tanto esplosivo nell’avvio dell’azione quanto inefficace all’arrivo. Fumoso e poco aduso ai tatticismi. Il gol che ha consentito a Bernardi di portare in vantaggio il Matera è davvero uno scarabocchio da cancellare in fretta.
Preoccupa e non poco quella sorta di sudditanza psicologica nei confronti delle cosiddette grandi: il Benevento ha perso entrambi gli scontri con il Lecce, ha lasciato quattro punti alla Salernitana e quattro al Matera. Prendendo in considerazione le prime quattro della classifica, ha battuto solo la Juve Stabia. In proiezione play off, il dato statistico toglie letteralmente il fiato.
Quello di Matera è stato sicuramente il punto più basso toccato dalla squadra giallorossa. Il 2 a 1 finale non indora la pillola, il possibile 2 a 2 sfiorato in maniera incredibile nel finale (e nell’ultima azione c’era anche un fallo da rigore su Scognamiglio), non avrebbe cambiato di una virgola le considerazioni fatte al termine della gara. Il Benevento ha sofferto in ogni zona del campo, ha interpretato male la partita più importante della stagione. Si è fatto aggredire, ha lasciato che fosse il Matera a condurre i giochi. E i lucani, in qualche maniera, hanno scavato il solco con due gol dovuti alla loro bravura e alla dabbenaggine dei giallorossi. Poi, nell’azzardo tattico del 3-4-3 disegnato a sorpresa nella ripresa, solo Piscitelli ha tenuto a galla la navicella, con interventi eccezionali. La lezione sarebbe potuta essere più dura, ma la sostanza non sarebbe cambiata. Questa squadra ha bisogno di recuperare in fretta giocatori infortunati e fuori forma. E forse avrebbe bisogno di non essere sempre ingessata in quel disegno tattico che ha dato tanti frutti solo quando tutti erano al cento per cento.
Franco Santo