Benevento

Avrebbe rifiutato le presunte avances dell'indagato, che, di fronte al no, l'avrebbe dapprima accoltellato alla gola ed all'addome, quindi l'avrebbe colpito alla testa con una pietra. Poi, l'avrebbe costretto ad entrare nel bagagliaio della Matiz e, infine, dopo aver cercato di gettarlo nel fiume Calore da un cavalcavia della provinciale, l'aveva abbandonato nei pressi dello svincolo di Paupisi.

In attesa di quella che fornirà Paulo Francisco da Silva (avvocato Antonio Bruno Romano), che questa mattina, come anticipato, si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip Flavio Cusani, è questa la versione dei fatti, ricostruita attraverso le prime parole della vittima e l'attività investigativa dei carabinieri, restituita nell'ordinanza con la quale il giudice, dopo aver convalidato il fermo, ha disposto la custodia cautelare in carcere, così come chiesto dal pm Francesca Saccone, per il 37enne brasiliano, residente a Benevento, accusato del tentato omicidio (oltre che di rapina e sequestro di persona) di Roberto Azzurro, il 53enne artista napoletano – anch'egli abita in città – ricoverato al Rummo per le lesioni subite.

Secondo gli inquirenti, Roberto e Paulo non si conoscevano fino a venerdì sera, quando erano entrati in contatto. L'artista ha raccontato di aver raggiunto la Rotonda dei Pentri, come testimoniano le immagini delle telecamere comunali installate nella zona, al volante della sua Matiz, e di essere stato avvicinato da Paulo, giunto in sella alla sua bici. I due avrebbe cominciato a parlare, poi Paulo avrebbe avanzato la sua richiesta, convinto che l'interlocutore fosse a caccia di un approccio sessuale.

Roberto l'aveva immediatamente respinta, scatenando la reazione del 37enne, che avrebbe estratto l'arma e l'avrebbe usata contro di lui, centrato poi al capo da un masso, rinvenuto in una stradina secondaria, sul quale erano state rilevate tracce ematiche di cui bisognerà ora accertare l'origine. E lo stesso accadrà per quelle repertate sul lavabo del bagno dell'abitazione di Paulo. Che, dunque, dopo aver aggredito Roberto, lo avrebbe chiuso nel bagagliaio e lo avrebbe trasportato fino ad un cavalcavia dal quale avrebbe voluto lanciarlo di sotto, nell'acqua. Non riuscendovi, nonostante fosse ferito gravemente, per la reazione di Roberto, infine lasciato sull'asfalto, dove era stato ritrovato.

A questo punto, Paulo si era messo alla guida della Matiz ed era ripartito. Non era però andato molto lontano, perchè l'auto era stata rintracciata e bloccata dalla polstrada di Campobasso in un'area di servizio a Termoli.

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