Benevento

 

di Federico Festa

I bulloni di ancoraggio, in numero di tre, forti e schietti li hanno trovati luccicanti al loro posto (foto 6). Ma, come nella vita, gli esami non finiscono mai e quando schieri (erano proprio undici) una squadra di rodati burocrati gli inciampi si moltiplicano con una facilità estrema.

Immaginando orde barbariche che affolleranno gli spalti dello stadio beneventano, gli esperti chiamati al capezzale di una struttura che si appresta a vivere soltanto la serie A e non la guerra del Golfo si sono ieri concentrati sulla differenza che faranno i centimetri in più di alcuni cancelli, la cui altezza dovrà passare da due metri e quaranta a due metri e settanta (foto 3 e 5).

Oppure le barriere da opporre a quei facinorosi un po' acrobati un po' Tom Cruise che da un fossato di tre metri e quaranta possono saltare in campo (foto 1, 2 e 4), attraverso piramidi fatte di tifosi uno sull'altro: per questo sono state chieste barriere alte un metro in più, per arrivare a un ostacolo alto oltre quattro metri come se quello di tre e passa metri fosse facile da scavalcare. Una modifica che “brucia” soltanto 100mila euro. Una sciocchezza.

Per farla breve, la capienza, che in serie B e senza i lavori eseguiti, era di 12.587 spettatori ieri è stata diminuita (dopo due milioni di euro in gran parte investiti in migliorie e sicurezza) a 11.721 spettatori, con una lunga serie di prescrizioni e certificazioni che nulla di buono lasciano prevedere per il futuro e per quei 17.450 che dovrebbe portare in dote il campionato.

Come i nuovi impianti di sorveglianza chiesti dalle forze dell'ordine, anche nelle zone all'esterno dello stadio, sempre a carico della società ovviamente, con l'obbligo di smontare quelli vecchi, che però erano buoni per la serie B di due mesi fa, il tutto rigorosamente da presentare funzionante alla prima di campionato. Una specie di Alcatraz che però funziona come il gioco dell'oca: se all'esperto gli “girano” fai tre passi indietro e quello che ti capita sono fatti tuoi.

Immaginare il Vigorito come un luogo di domenica frequentato da pericolosi criminali e non da tifosi o famiglie riesce difficile, ma bisogna ammetterlo: a Benevento è arrivata la serie A e contro questa “costosa sventura” pure la burocrazia deve potersi esprimere ai massimi livelli.