Salerno

Per la prima volta nell'era Lotito-Mezzaroma, la Salernitana riparte dall'allenatore che ha chiuso la stagione precedente. Non potrebbe essere altrimenti, del resto, dal momento che mister Bollini ha dimostrato sul campo e con i fatti non solo di essere un tecnico competente e preparato, ma anche di avere la personalità necessaria per gestire lo spogliatoio e le pressioni di una piazza mai particolarmente tenera con chi siede in panchina. Arrivato nello scorso mese di dicembre in una situazione difficile e con un calendario di fuoco da affrontare, Bollini ha avuto il merito di calarsi immediatamente nella realtà salernitana ricompattando un gruppo disunito in nome di concetti fondamentali quali senso di appartenenza, attaccamento alla maglia, meritocrazia e spirito di sacrificio.

Non a caso tutti i calciatori, anche quelli meno impiegati, hanno espresso parole d'elogio nei suoi confronti ribadendo, nel tempo che, "se fosse arrivato prima, la Salernitana avrebbe conquistato a occhi chiusi la qualificazione ai play off". Nel momento in cui sembrava addirittura possibile un suo esonero (dopo le sconfitte con Trapani e Spal), è iniziata la rincorsa dei granata: 4 vittorie di fila senza subire reti, pareggio contro il Cittadella, vittoria in rimonta sul Latina, doppio pareggio con Pro Vercelli e Bari ancora una volta con la porta inviolata e con due reti regolari annullate, decisioni arbitrali che hanno inciso notevolmente penalizzando oltremodo il cavalluccio marino e impedendo ai granata di agganciare l'ottava posizione.

La squadra: <<Seguiamo tutti il mister con entusiasmo>>

Il punto più alto della sua gestione è rappresentato dalla vittoria del derby con l'Avellino, quando la Salernitana, zittendo tanti malpensanti, rifilò un secco e meritato 2-0 all'avversario meritando l'applauso dei 10mila dell'Arechi, con tanto di festa sotto la curva e appuntamento alla stagione successiva, quella della definitiva consacrazione. La riconferma è stata la logica conseguenza del suo operato e ha trovato tutti d'accordo: Lotito, con il quale sussiste un rapporto di reciproca stima da anni, Mezzaroma, che ha imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo sul campo, e Fabiani, che lo scelse dopo l'addio di Sannino preferendolo a Menichini. Quest'estate il mister ha accettato un progetto leggermente diverso da quello prospettato dalla proprietà sul finire della scorsa stagione, firmando con entusiasmo pur pretendendo chiarezza: si parte per una salvezza tranquilla, in un campionato di livello assoluto rispetto ai precedenti.

Bollini, sin dal primo giorno di ritiro, ha saputo cementare il gruppo lavorando non solo sull'aspetto tattico (e su più moduli, pur prediligendo il 4-3-3), ma anche su quello psicologico: colloqui individuali, alte motivazioni anche nelle amichevoli contro formazioni dilettantistiche, ricerca del concetto di squadra a scapito delle individualità. Senza dimenticare le sue importanti indicazioni sul mercato e quella voglia di avere a disposizione gente affamata e non dal curriculum pesante. A lui i giocatori si aggrappano per vivere un'annata da protagonisti, magari partendo a fari spenti e senza proclami. Per Bollini è invece la grande occasione per confermare di essere un tecnico importante. In bocca al lupo, mister!

Gaetano Ferraiuolo