Benevento

80 giorni fa la casa dei tifosi beneventani viveva il suo momento più esaltante, era festa sfrenata per aver raggiunto un traguardo che neanche il più inguaribile dei sognatori avrebbe mai sperato di cogliere. Era la sera dell’8 giugno, la Strega volava in serie A e si stentava a crederlo. C’è voluto un po’ per rendersi veramente conto di ciò che era successo. Tanti dicevano: “Ci crederemo solo quando cominceremo a giocare. Il nome dell’avversario di volta in volta ci farà convincere che il sogno è terminato e che ora tutto è splendidamente vero”. Ed eccolo qua il giorno in cui tutti possono magicamente riannodare quel fil rouge tra la serata col Carpi e questa col Bologna. Certo, qualcosa c’è già stato: la Tim Cup col Perugia, l’esordio assoluto in campionato a Marassi. Ma la giornata di oggi ha un altro sapore: il Vigorito apre le porte per la prima volta alla serie A, è un giorno storico. E’ il punto più alto mai toccato dallo stadio beneventano dalla sua inaugurazione il 9 settembre del 79: c’era l’Ascoli di Rozzi quel giorno e la speranza sempre covata di riempire quella splendida “bomboniera” che aveva mandato in pensione il piccolo e ormai vetusto Meomartini. Diventò la frase abusata degli anni ottanta: “Abbiamo fatto la bomboniera, ma non ci sono i confetti”. Ebbene, oggi nel Santa Colomba diventato nel frattempo “Ciro Vigorito” ci sono anche quelle piccole mandorle ricoperte di zucchero. Confetti da assaporare con gusto, come se ogni volta fosse un giorno di festa. Ecco, le 19 partite casalinghe della Strega dovranno essere così: una festa ininterrotta.

Il Bologna. Alle 18 nella casa dei tifosi giallorossi arriva il Bologna. Certo, il blasone non è più quello di una volta, ma la squadra emiliana può ritenersi a giusta ragione una della squadre più importanti del panorama nazionale: 7 scudetti, 87 partecipazioni alla massima divisione, giocatori che hanno vestito la casacca rossoblu del calibro di Baggio, Bulgarelli, Pascutti, Mancini, Pecci, Signori, allenatori come Fulvio Bernardini e Edmondo Fabbri. C’è solo da togliersi il cappello da parte di una matricola che arriva per la prima volta al ballo delle grandi. Rispetto, ma nessun timore riverenziale. Come sottolinea Baroni. Se la squadra giallorossa vuole raggiungere la salvezza deve cominciare a fare punti, senza pensare al blasone dell’avversario.

La formazione. Baroni porta con sé per la prima volta quest’anno Ceravolo e Chibsah, ma li lascerà inizialmente in panchina. Non sono ancora al meglio, hanno bisogno di recuperare la piena condizione. Allora si riparte dalla struttura della partita di Marassi. Con qualche dubbio. Più a centrocampo che in difesa. La linea a quattro della retroguardia non dovrebbe cambiare anche se Di Chiara scalpita: Venuti, Lucioni, Costa, Letizia. In mezzo al campo dovrebbero ripartire ancora Cataldi e Del Pinto, anche se per una partita offensiva potrebbe trovare spazio Viola. Piccoli dubbi che saranno sciolti al momento di scendere in campo.

Franco Santo