Un po' come il primo giorno di scuola, o come quando un bambino tiene tra le mani un pacco regalo: ancora non si sa cosa c'è dentro, ma l'adrenalina che accompagna quei momenti è forse più emozionante della sorpresa stessa. E' così anche per tutti i tifosi della Salernitana. Per quei 350 che sono partiti alla volta di Venezia in nome di una fede straordinaria. Per quelle decine di migliaia che, nei bar o a casa con gli amici di sempre, sosterranno a gran voce il cavalluccio marino con la speranza di festeggiare la prima vittoria stagionale. La prima di campionato è così, a Salerno si vive in modo sempre speciale, un giorno segnato in rosso su agende e calendari ormai da settimane. Non esistono più polemiche, prese di posizione, strategie di mercato o divisione tra pro e contro Lotito: ci saranno undici magliette granata a battagliare su un campo di calcio, c'è un pallone da spingere insieme nella porta avversaria per iniziare nel migliore dei modi un campionato che potrà regalare soddisfazioni soltanto se l'ambiente dimostrerà di essere unito e compatto, specialmente nelle difficoltà.
Per chi ama la Salernitana, queste sono ore febbrili, un'atmosfera bellissima e un'aria speciale che si respira passeggiando per le strade della città e della provincia. Tutti insieme, tutti uniti verso la meta per iniziare la stagione a distanza di tre mesi, da quel 2-0 sull'Avellino celebrato da 12mila spettatori che chiesero a gran voce la serie A, ma che sono comunque pronti a indossare la maglia numero 12 perchè "gioca la Salernitana e tanto basta". Perchè la Salernitana, per i salernitani, non sarà mai una semplice squadra di calcio, ma passione, storia, senso di appartenenza, aggregazione, amore, lacrime e gioia.
Spiegatelo a chi ha visto il Vianema, a chi trasformava il Vestuti in un catino infuocato, a chi ha fatto stropicciare gli occhi a tutt'Europa per le coreografie, a chi ha ammirato dal vivo le gesta di Pisano, Di Bartolomei, Di Vaio, Di Michele, Gattuso, Vannucchi, Margiotta, Pantani, Chimenti, Strada, Tudisco, Grimaudo, Tosto, Vannucchi, Di Fruscia, Fresi e Delio Rossi che è "sono soltanto undici stupidi che corrono dietro a un pallone". Dietro quel pallone c'è una passione che, come canta la Sud, si tramanda di padre in figlio da un secolo. C'è gente con i capelli bianchi che lega ogni ricordo all'amatissima squadra del cuore. C'è un popolo profondamente innamorato di Salerno che si identifica in quei colori e che vede nell'Arechi una sorta di seconda casa, quel fortino inespugnabile che quando vuole fa vincere le partite da solo. Per informazioni chiedere a Napoli, Avellino, Juventus, Lazio, Roma e Inter, oppure a chi ha visto le partite contro Vicenza e Cagliari e, dopo lo 0-2, pensava fosse tutto ormai finito dimenticando che la Sud segna più gol di un attaccante di razza. Ci sono persone che, per la Salernitana, hanno dato e perso la vita e che, nella curva del Paradiso, sicuramente staranno sorridendo accompagnando idealmente chi è in viaggio e ha voglia di cantare anche per loro.
E' per loro, è per la gente, è per chi la ama che calciatori, presidenti, dirigenti e allenatori dovranno dare l'anima. A quel punto saranno rispettati a prescindere dalla classifica e dai risultati. Perchè Salerno vuole questo: undici leoni con la casacca sudata e che rendano tutti ancora più orgogliosi di amare la Salernitana. Una vecchia signora di quasi un secolo che, pur non avendo vinto coppe e scudetti, è sempre la più bella. E allora buon campionato, Salernitana, e ricorda: nei momenti più bui guarda quella curva, la tua curva. Sarà lei a prenderti per mano e ad accompagnarti verso la vittoria. Forza Granata!!
Gaetano Ferraiuolo