“C’è poca coscienza di classe”. A dirlo il professor Andrea Abate della facoltà di Informatica dell’Università degli Studi di Salerno, uno dei promotori dello sciopero degli esami proclamato in tutt’Italia che al campus di Fisciano ha raccolto per ora circa una novantina di adesioni, “anche se – aggiunge il docente – sono cifre sottostimate. Basti pensare che nel mio dipartimento a firmare il documento sono stati in 4 ma a comunicare l’astensione dalle sedute d’esame sono stati almeno in 9. Sempre troppo pochi a mio avviso”.
Il punto di vista dei professori
Lo sciopero – meglio ricordarlo - è motivato dalla richiesta di dare una dignità ai docenti universitari, unica categoria per la quale i sacrifici richiesti nel periodo 2011-2015 non sono stati poi ripagati quando la crisi economica che aveva motivato il congelamento degli scatti è passata. “Non si tratta di un vero e proprio sciopero – afferma Abate – ma più di una provocazione che, di fatto, danneggerà poco e per nulla gli studenti. E’ uno scatto di dignità che molti di noi hanno sentito di il bisogno di fare. Se lo Stato non ci riconosce l’adeguamento degli stipendi, così come riconosciuto a tutte le altre categorie a cui nel 2010 è stato chiesto di fare dei sacrifici per aiutare il Paese in crisi, significa che ci considera o cattivi o inutili, ed è così che viene intaccata la nostra dignità. Questa è una classe politica che non riconosce l’ importanza della missione e del ruolo che l’Università ricopre all’interno della società italiana”.
I disagi per gli studenti
Molto clamore ma, in realtà, saranno pochi disagi per gli studenti: lo sciopero dei professori, indetto da domani a fine ottobre, prevede che nel caso in cui siano previsti due appelli nel periodo di mobilitazione, il primo salti; se invece l’appello è uno solo, questo viene annullato ma il professore è tenuto a indirne un altro a 15 giorni di distanza da quello annullato. Come l’hanno presa gli studenti? “Io sono vicina ai professori che scioperano – afferma Rossella D., studentessa di Scienze politiche – perché qui c’è in ballo la formazione delle nuove generazioni e la dignità della professione accademica”.
“L’Università italiana è l’unica che ha mandato in pensione 30mila docenti e non ha provveduto a un adeguato turn over – spiega il professor Abate – e i ragazzi si trovano a dover interfacciarsi con professori sempre più vecchi e stanchi mentre i giovani rimangono precari fino a 40-45 anni”.
Le reazioni
Alcuni studenti non hanno accolto di buon grado gli eventuali disagi che lo sciopero comporterà, altri, più allegramente, hanno semplicemente commentato la vicenda soffermandosi sulla possibilità di afre qualche altro giorno di vacanza posticipando il momento della maratona di studio pre-esame. Anche la Rete si è parecchio mobilitata per diffondere il più possibile sia le ragioni dello sciopero che i risvolti negativi che questo potrebbe avere sulla didattica; alcune associazioni studentesche, come Link, hanno manifestato la loro vicinanza alle ragioni dei docenti criticando solo le modalità con cui è stata programmata la protesta: “Ci dispiace che non ci sia stata una piattaforma di lotta comune – afferma uno dei membri dell’associazione – e che i professori non abbiano pensato di coinvolgere fin dall’inizio anche noi studenti. Perché in fin dei conti la questione riguarda anche noi”.
Fiorella Loffredo