Avellino

Allarme profughi, l'Irpinia risponde: "l'ex ospedale Moscati per accogliere gli immigrati". La proposta era arrivata dal direttore della Caritas Carlo Mele e dall'assessore comunale Guido D'Avanzo, per tentare di dar erisposte concrete al bisogno. Una proposta che divide la città tra favorevoli e contrari. L'emergenza cresce ogni giorno e sono tanti gli immigrati in cerca di un futuro che approdano nel nostro paese. Nella provincia di Avellino sono arrivati 640 immigrati che sono ospitati in vari paesi.  Insomma serve e si cerca un progetto di accoglienza, per un'emergenza che da mesi continua a crescere. 

 

La tragedia del Canale di Sicilia. Uno dei tanti viaggi della speranza dalla Libia verso l'Italia, la nuova terra promessa per centinaia di migliaia di disperati che premono dall'Africa dilaniata dalle guerre e dalla povertà verso l'Europa, si è trasformata in un'ecatombe di migranti. Nel naufragio di un barcone, di circa 20 metri, sono morte centinaia di persone; le prime stime fatte dalla Guardia Costiera parlavano di 700 persone, ma la testimonianza di un sopravvissuto, portato in elicottero all'ospedale di Catania, parla di 950 persone a bordo.

 

Si tratterebbe della più grave sciagura del mare dal dopoguerra, peggiore anche della strage di Lampedusa (Agrigento) del 3 ottobre 2013, che fece 366 morti e 20 dispersi. I numeri devono ancora essere verificati, ma la Guardia Costiera ha confermato che il barcone che si è capovolto era in grado di portare "diverse centinaia di persone" ed era "sovraccarico di migranti".

 

«Per questo dobbiamo farci trovare preparati - aveva detto Carlo Mele -. I numeri continuano a lievitare e ci troveremo comunque, volenti o no a dover dare risposte».
«In città non ci sono strutture pubbliche a disposizione che possono essere utilizzate per dare asilo ai rifugiati - siega l'assessore al patrimonio -. Ci sono degli edifici in disuso, fatiscenti o inagibili e, dunque, non idonei per motivi di sicurezza. Se fosse necessario potremmo confrontarci sul da farsi con il Prefetto, le forze dell'ordine, l'autorità sanitaria per trovare insieme una soluzione che garantisca una solida intesa risolutiva».

Lo stesso D'Avanzo aveva pensato anche alla Caserma Berardi. In questo caso non si tratta di una struttura nella disponibilità dell'esercito italiano.

Siep