Prima Ischia, poi gli stupri di Rimini. La morte nel primo caso, la violenza nell'altro. Due pagine di cronaca che hanno restituito l'ennesima brutta prova di gran parte dell'informazione. Cominciamo dall'isola verde, meta di migliaia di turisti. Neanche il tempo di estrarre le persone che avevano perso la vita per il terremoto, di salvarne altre, e di capire cosa fosse successo, ed ecco il solito teatrino. Un copione già scritto, con link pronti all'uso. Sono spuntate le slide sull'abusivismo – parolina magica che scatena le folle -, sulle richieste di condono, sul malaffare.
In un attimo è partito il consueto caravanserraglio che tanto aggrada perchè incrocia gli istinti peggiori e li solletica al punto giusto. Un profluvio di dichiarazioni, commenti, analisi, la tiritera dello scontro politico, le facce di chi ne sa sempre una in più del diavolo, gli schermi ridondanti di luoghi comuni. Banalità spacciate per verità assolute, ma chissenefrega di coloro che non ci sono più. The show must go on. Spettacolo, appunto, con comparse che portano microfoni e fanno la faccia truce nel tentativo di accreditarsi. Hanno il compito di portare a casa qualcosa di sensazionale, altrimenti, poverini, non li mandano in onda.
E poi Rimini, una storia agghiacciante che si è immediatamente colorata delle tinte del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza che tanto piacciono – oh, yes – ai membri del Tribunale del popolo del web. Quello della giustizia sommaria, delle teste che rotolano senza indagini e processo, della ghigliottina montata in piazza per gli altri: sia chiaro, solo per gli altri. Giorni e giorni dedicati giustamente alla caccia ai presunti autori, statistiche sfornate senza sosta ed interpretate ad libitum.
Poi, all'improvviso, il colpo di scena, con la pubblicazione delle foto di quattro uomini di nazionalità straniera, in precedenza fermati per fatti di droga, dati in pasto alla ggente come se nulla fosse. Ora l'arresto di quattro giovani: tre sono minorenni, uno ha diciotto anni.
Delle due l'una: se si tratta degli stessi riprodotti nelle segnaletiche, l'immagine dei tre minori – come le loro generalità- non poteva essere diffusa. Se invece quei signori non hanno nulla a che fare con gli attuali indagati, beh, allora ci sarà da piangere. Ancora.
Esp