Benevento

 

Una lettera aperta al Foro. L'hanno scritta e distribuita questa mattina al Palazzo di giustizia i cinque consiglieri di opposizione dell'Ordine degli avvocati di Benevento. Il punto di partenza della riflessione di Elena Guida, Francesco Annecchini, Francesco Castracane, Giovanna Fucci e Michele Marotti è “la manovra di esautoramento delle loro prerogative” che “da tempo, e praticamente in coincidenza con una campagna elettorale che si è aperta da circa un anno, ha in atto la compagine consiliare che fa capo alla presidenza Mazzeo”. Tutto nasce dalla “richiesta, solo verbalmente espressa in consiglio, di dimissioni dalla carica di segretario dell'avvocato Elena Guida, e dalla carica di tesoriere dell'avvocato Francesco Annecchini. Avendone ottenuto un chiaro rifiuto, la Presidenza ha inteso invadere il campo del consigliere segretario, sia con azioni proprie, sia delegando, e tanto sempre con atti non formalizzati nel corso delle adunanze, altro consigliere all'espletamento di funzioni che per legge sono invece riservate alla segreteria”.

E ancora: “Da ultimo, e questa volta con apposita delibera, attività propria del consigliere tesoriere è stata delegata ad altro componente”. Secondo i cinque avvocati, “invero l'azione perpetrata dalla Presidenza è assai più grave, avocando la stessa a sé funzioni prettamente consiliari”. Il presidente di un Consiglio dell'Ordine “ha la funzione di rappresentanza, tutti i compiti sono, invece, riservati al Cosiglio, che è l'organo deputato alla manifestazione della volontà politica ed amministrativa”, sottolineano Guida, Annecchini, Castracane, Fucci e Marotti.

Il riferimento è alla “prassi di delegare singole attività ai consiglieri di maggioranza al di fuori della sede consiliare, con il risultato pratico di sottrarre le singole questioni alla discussione collegiale”; alla “prassi di dare sul sito dell'Ordine comunicazioni non approvate dal Consiglio, e tanto all'insaputa del consigliere segretario”; alla prassi di “convocare il Consiglio senza un odg specifico, e alla conseguente prassi di portare nelle sedute atti non messi a disposizione dei consiglieri in tempo utile per la visione, poiché eventualmente già delegati, se non addirittura già eseguiti”; alla prassi “della Presidenza di adottare atti urgenti, poi portati all'attenzione del Consiglio a mera ratifica”.

A parere dei consiglieri, “è palese la logica di tale comportamento: ovvero escludere alcuni consiglieri dalla gestione dell'organo, circostanza aggravata dalla pervicace mancata informativa da parte della Presidenza delle attività svolte”. I sottoscrittori del documento aggiungono poi che, “continuando loro comunque a svolgere il proprio compito, ogni tentativo di discussione nella sede consiliare di questioni di interesse generale è soffocato da atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con il sereno confronto tra colleghi, sfociando nella intolleranza, se non nella derisione”.

La conclusione: “Si potrà forse anche pensare che tale comportamento sia particolarmente astuto. Noi riteniamo, invece, che il compito che ci è stato affidato è quello di contribuire alla gestione del Consiglio, anche mediante funzione di controllo”.

 

Enzo Spiezia