Salerno

A Salerno non è riuscito ad esprimere il suo indiscutibile potenziale, complice anche qualche "fattore imponderabile" e un attacco social scaturito da parole mai dette contro la tifoseria granata e riportate probabilmente in modo inesatto da chi della polemica a prescindere ne ha fatto una professione. Ripartito da Trieste con un altro ex granata- Mauro Milanese- l'ex tecnico della Salernitana Giuseppe Sannino ha rilasciato una toccante intervista al sito di Gianluca Di Marzio svelando alcune fasi salienti della sua vita e lanciando un messaggio ai giovani che non può non far riflettere:<<La mia storia personale dice che dopo aver smesso di giocare per dieci anni ho lavorato in ospedale, cinque in quello civile e cinque in quello psichiatrico…i famosi manicomi! Mi svegliavo alle 5 di mattina,900 euro al mese, facevo il mio turno e tornavo a casa. Il mio lavoro consisteva nel pulire i cessi. Ma questo tipo di esperienze ti fanno aprire gli occhi sulla vita reale, servono. Insegnano più di qualsiasi altra cosa! Lì non esiste scusa, non esiste permesso, non esiste ‘quel collega non mi piace quindi non ci lavoro’. Il lavoro è lavoro, punto. Ti piaccia o no lo devi fare e zitto. Il lavoro in ospedale ha segnato la mia vita. Ho potuto conoscere tante storie, soprattutto ho potuto conoscere la sofferenza, quella vera>>.

Sannino prosegue: << Ho visto morire persone a me care, ho visto morire miei tifosi perché io a Voghera da calciatore avevo fatto bene ed ero un idolo. Ho visto scene di fronte alle quali ti pieghi, ti spezzi, ti fai mille domande, piangi, ti chiedi ‘perché?’ e non riesci a darti risposta, non ci dormi la notte. Al manicomio uguale. Persone lucidissime nella loro follia, con un talento innato ad esempio nella pittura. Vivevano di milioni di caffè e sigarette e realizzavano opere incredibili. Ho scoperto la mia dimensione di fede. Io credo che esser credente non significhi andar a Messa tutte le domeniche con l’abitino nuovo e il suv ultimo modello. Credere significa aiutare una signora anziana in difficoltà, significa fare una carezza ad un bambino che piange, significa sorridere – o almeno provarci – ogni giorno della nostra vita>>. 

Non manca un messaggio rivolto ai giovani, invitati a non buttare la propria vita correndo dietro falsi miti e ideali, ma a conquistare tutto con il sudore della fronte. Quanto all'aspetto calcistico, nessun riferimento alla sfortunata parentesi di Salerno (dove ha palesato un po' di nervosismo, in verità), ma una sola certezza: il calcio può davvero aiutare chiunque ad affrontare meglio le reali difficoltà della vita. Che non sono nè una sconfitta, nè un esonero...

Gaetano Ferraiuolo