di Luciano Trapanese

«Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare. Probabilmente non conosce questa regola».

Non è una chiacchiera da bar. E neppure uno di quei feroci post che si leggono su Facebook. Le parole sono state pronunciate dall'avvocato Carmen Di Genio, componente del comitato pari opportunità della Corte d'Appello di Salerno, nel corso di un convegno organizzato da una serie di associazioni.

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Discorso pubblico, persona colta. Presumibilmente attenta su questioni “calde”, come è appunto quella dei migranti. Eppure quella frase, magari “sfuggita” nel corso di un discorso più complessivo (che potete ascoltare cliccando in alto ed è ripreso dal sito ladenuncia.it), rischia di incrementare paura, odio, diffidenza. Senza peraltro avere nessun supporto statistico.

C'è l'esempio di Rimini, certo. Ma gli immigrati maschi di origine africana (tra legali e illegali), saranno quanti? Un milione, due. Le nostre spiagge dovrebbero essere – e da anni – il luogo dello stupro continuo. E non ci sembra sia così (piuttosto chieda alle tredicenni nigeriane “utilizzate” da tanti salernitani, e non solo).

Lo sconcerto per quella frase – all'interno di un discorso per molti versi condivisibile -, è dovuto proprio al luogo e alla persona che l'ha pronunciata.

Sappiamo bene che un certo sentire è diffuso. Un po' ovunque. E che i ragazzi africani sono avvertiti da parte della popolazione come una “minaccia sessuale”. Ma è un sentire, un sentimento, non poggia su basi razionali. Su dati e numeri. Altrimenti quel semplice sentire si trasformerebbe in molto peggio.

Perfettamente in sintonia con l'avvocato quando – rivolgendosi al questore di Salerno – pone un semplice ma concreto interrogativo: «Lei sa dove sono gli oltre cinquemila migranti sbarcati a Salerno? Io no ma so che, potenzialmente, sono arruolabili da associazioni criminali. Quindi educando al nostro principio di legalità gli extracomunitari che sono in mezzo a noi li allontaniamo dai fondamentalismi, li de-radicalizziamo. Altrimenti siamo a forte rischio».

Proprio per questo l'accoglienza e l'integrazione sono fattori indispensabili. Anche e soprattutto per chi in Italia c'è sempre stato. Il punto è che questa frase di indubbio buon senso, fa a pugni con quell'assunto iniziale: dire che gli africani per “educazione” stuprano le donne sulla spiaggia, non è un buon viatico per un discorso di integrazione e legalità. Ma spinge quei cinquemila sempre di più nelle mani della criminalità. Con conseguenze che pagheremo tutti. E per anni.