Chi lo ha detto che il tifo per una squadra non possa cambiare???
Anno 1988. Uno Scugnizzo sbarbatello arriva a Legnano per motivi lavorativi, sapendo che quella destinazione gli avrebbe cambiato la vita. Porta con se l’ovvio magone per aver abbandonato la terra natia e gli affetti più cari. Gli resta una sola certezza; il tifo per il Napoli, quel tifo che voleva essere una rivalsa del Sud contro i poteri forti del Nord. Erano gli anni Maradoniani, Giordaninani, Carechiani, Alemaoniani e via dicendo, anni nei quali il tanto bistrattato e vituperato Sud sembrava potesse, almeno calcisticamente, competere con le potenze del Nord grazie a quella squadra davvero fantastica. Il tifo di quegli 11 in casacca azzurra, per chi vi scrive, era un modo di sentirsi a casa, di non sentirsi inferiore ed umiliato in una regione dove ancora vigeva il sacro comandamento del “NON SI AFFITTANO CASE AI MERIDIONALI”. Primeggiare in campo sportivo con i successi del Napoli significava una rivalsa, una rivincita contro il Nord in generale. Pertanto, sempre per chi vi scrive, diventare un fedelissimo del CLUB NAPOLI LEGNANO insieme ai tanti colleghi campani giunti con lui al Nord, fu questione di un attimo. Così come fu questione di un attimo iniziare a girovagare per lo stivale dietro la cosiddetta MA-GI-CA (il trio formato da Maradona – Giordano-Careca prima e Carnevale poi) arrivando fin oltre i confini nazionali con le trasferte a Monaco e Stoccarda in occasione del trionfo in Coppa Uefa. Gli anni passano e la fede resta nonostante il lento declino della squadra delle meraviglie. Fede calcistica comunque rafforzata dalla presenza fra le file azzurre di quel Carmelo Imbriani orgoglio di famiglia. Avere un cugino cresciuto nelle fila napoletane soprannominato il “golden boy” del calcio italiano per le sue apparizioni in Serie A, non poteva far altro che rafforzare e certificare la mia fede azzurra. Ma poi….poi…poi accade che il 07 novembre 2004, approfittando del mega ponte lavorativo legnanese (02 novembre e festività patronale del 05 novembre), lo scugnizzo che vi scrive decida di andare a Napoli per il derby di Serie C Napoli-Benevento. Rigorosamente nel settore ospiti se non altro per rivedere un po’ amici beneventani. Era il Napoli di Abate, Pampa Sosa, Varricchio ed il Benevento di Molino, Di Nardo, Cutolo. E li accade il patatrac. Il positivissimo patatrac del quale non me ne pento assolutamente. Già all’entrata nello stadio provai una forte sensazione di disagio; io che avevo seguito il Napoli in ogni stadio d’Italia ed anche in Europa, mi trovavo in quel settore colorato di giallorosso insieme a tanti amici sanniti. Seguendo la logica del tifo non avrei dovuto essere lì ma in qualsiasi altro posto dello stadio. Inizia il match ed il mio cuore da solo crolla davanti al sentimento che non potevo più nascondere: attaccava il Napoli ed io imprecavo, sudavo freddo, tremavo al pensiero che potesse segnare, attaccava il Benevento e desideravo fortemente vedere il pallone in fondo al sacco. L’apice l’ho toccato con il rigore sbagliato da Aniello Cutolo nella ripresa che avrebbe potuto riaprire il match; ho inveito contro di lui, contro Berardi (portiere del Napoli). Ormai avevo capito, era bastata una partita per capire che quell’identificazione della napoletanità che credevo mi appartenesse, era stata spazzata via dalla TERRA, dalle RADICI, dal SENSO DI APPARTENENZA verso una città che troppo presto mi aveva visto andar via. La delusione accumulata a fine partita per la sconfitta era il suggello ad una scelta di fede calcistica alla quale non avrei più potuto oppormi: scoprire di essere tifoso della Strega a 360 gradi e mai cambiamento di cuore fu più bello di quello provato quel fatidico giorno. Oggi il mio derby personale lo vivo in casa: ho due splendidi figli dei quali uno, il maschietto undicenne, tifa dichiaratamente Napoli in virtù di una simpatia in me comunque rimasta (sarebbe fasullo non dichiararlo) per la squadra partenopea, e va a scuola o agli allenamenti di calcio con le magliette degli Insigne o Mertens di turno fregandosene degli sfottò dei suoi amici quasi tutti tifosi di squadre strisciate (vivendo al Nord), la femminuccia di 8 anni invece, memore delle gioie accumulate dal papà per i successi giallorossi degli ultimi periodi si è appassionata alla strega ed oggi candidamente anche quando siamo in giro, dichiara di tifare Benevento riempendomi il cuore di orgoglio. Ad entrambi ho spiegato cercando di usare parole molto semplici, che quasi sempre vige la legge del più forte e che è facile tifare per squadre vincenti che hanno dalla loro potere economico, blasone, “aiutini” più o meno conclamati; il bello è vivere il “sogno”, la”favola”, il sentirsi dei “Davide” contro “Golia” e sapere che a volte i bei sogni o le belle favole si avverano. Non so se hanno capito per la verità. So che mentre mi sto accingendo a partire per essere Domenica al San Paolo il derby casalingo è già iniziato anche se in maniera molto soft: “Vince il Napoli, ma se pareggiano va bene lo stesso ha detto mio figlio” (che, a scanso di equivoci ha esultato come un pazzo per l’approdo del Benevento dapprima in serie B e poi in Serie A seguendo comunque tutte le partite e vedendone un po’ con me al Ciro Vigorito lo scorso anno), “vince il Benevento” ha categoricamente risposto la femminuccia aggiungendo un minaccioso…”ma mi sa che Mertens un gol lo fa!”.
Per quel che mi riguarda posso solo dire… benedetto fu quel 07 novembre 2004; se dovessi e potessi tornare indietro rifarei esattamente la stessa scelta; quella di sentirmi parte di un sogno, di una favola finalmente avveratasi.
Forza Strega. Buon derby a tutti
SCUGNIZZO69