di Luciano Trapanese

Fermate il massacro. Mai visto un tiro al piccione come quello contro l'avvocato Carmen Di Genio, componente del comitato per le pari opportunità presso la Corte d'Appello di Salerno. Si è beccata della razzista, della boldriniana, è stata bacchettata dal presidente della Corte d'Appello, e nei suoi confronti c'è anche una proposta di radiazione dall'ordine. Manca solo una richiesta d'arresto, il confino e, perché no?, la fucilazione.

Certo la frase sugli africani («stuprano sulle spiagge perché non sanno che è vietato»), è a dir poco infelice. Probabilmente figlia di una semplificazione dialettica. Forse l'avvocato voleva sottolineare che in certe culture il rapporto tra uomo e donna ha parametri diversi. Visione opinabile, ma che non avrebbe scatenato il putiferio.

E invece si sono incazzati tutti. Paradossalmente molto di più a destra. Hanno ritenuto che quelle parole siano state pronunciate quasi a giustificare gli stupri. Del tipo, «poverini, violentano le donne perché non sanno che è reato».

Quella frase nel convegno choc, guarda il video

Ma non ci sembra di aver colto alcun giustificazionismo nelle parole dell'avvocato. Forse più un preconcetto verso gli africani (che è stato stigmatizzato dalla presidente della Corte d'Appello di Salerno, Iside Russo).

Ma comunque sia, la destra italiana ha impugnato l'ascia di guerra. E sommerso di critiche l'incauto avvocato.

Ha iniziato Salvini. «È avvocato e donna, quindi provo un doppio sconcerto. Ma, d'altronde, abbiamo la Boldrini che dice che i migranti portano il loro stile di vita».

Che non ci sembra siano le cose che ha detto la Di Genio. Poi il leder leghista ha aggiunto: «Ci vogliono abituare a una vita violenta che non desidero per i miei figli».

Ma l'avvocato salernitano ha solo dichiarato che gli immigrati devono sottostare alle nostre leggi e quindi apprendere quello che per noi è legale. L'esatto contrario. Nessuna sottomissione «ai loro stili di vita».

Ma quando un tiro al piccione mediatico si avvia è difficile fermarlo. E così si è aggiunto al coro anche Roberto Calderoli, leghista della prima ora, vice presidente del Senato e indimenticabile autore di una legge elettorale che ha autodefinito una porcata: «Se andiamo avanti così tra poco a sinistra arriveranno a sdoganare il resto di stupro se commesso da immigrati. Le parole pronunciate dall'avvocato Carmen Di Genio superano ogni limite. Avendo fatto arrivare oltre mezzo milione di immigrati africani in Italia nell'ultimo triennio di Governi del Pd dobbiamo dare loro licenza di stupro? Sono allibito, anche dal solito silenzio della Boschi che al Governo avrebbe la delega alle Pari Opportunità, ma forse lo ignora...»

Licenza di stupro? Ma la Di Genio non lo ha mai minimamente detto. Anzi è stata impallinata per aver rilasciato – forse involontariamente – una frase indiscutibilmente razzista (africani stupratori per cultura).

Non poteva sottrarsi al tiro all'avvocato un altro politico incline all'insulto e all'indignazione, il senatore Maurizio Gasparri: «Chiedo all'Avvocatura di cacciare un suo esponente che non è certamente in grado di svolgere la delicata funzione di difesa di chicchessia. La mancata conoscenza delle leggi, l'inadeguatezza che queste parole assurde lasciano trasparire impongono la sua radiazione dall'Ordine degli avvocati. Mi recherò personalmente a Salerno per vigilare su questo episodio incredibile».

Radiazione? Boom. Tutta questa rabbia per aver interpretato in un certo modo quelle parole e averle poi “girate” a piacimento per condire di ulteriore rumore il circo urlante delle polemiche senza senso.