Partiamo da una premessa: quanto accaduto ieri pomeriggio allo stadio Arechi certifica una sorta di spaccatura tra Lotito e Bollini. Quando un presidente, prima di una partita così importante, bacchetta pubblicamente l'allenatore invitandolo a schierare i calciatori nei ruoli giusti e il tecnico, contro una big come il Pescara, colloca 3-4 giocatori palesemente fuori posizione è chiaro che c'è qualcosa che non funziona e che, in caso di sconfitta, probabilmente oggi staremmo parlando di un esonero. Le scelte di Bollini rischiano non solo di mandare in confusione una squadra ancora senza vittorie e che ha fatto tre passi indietro rispetto alle ultime partite, ma anche di creare una sorta di spaccatura all'interno dello spogliatoio.
Come dovranno sentirsi i 6-7 esterni relegati in panchina quando il mister preferisce collocare nel tridente d'attacco un difensore di fascia? E' giusto che Della Rocca, schierato male, debba beccare i fischi di tutto lo stadio per colpe non propriamente sue? Condivisibile, in questo senso, la rilessione di Lotito: <<Un giocatore che sta in panchina sa che deve giocarsi il posto con il suo alter ego, proprio per questo abbiamo formato le coppie in tutti i reparti. Questa sana competizione non ci sarà mai se i calciatori vengono snaturati rispetto alle loro caratteristiche>>. Asmah, tanto per fare un esempio, deve andare a mille in allenamento perchè deve togliere il posto a Vitale, Rossi deve contendersi la maglia con Bocalon, Pucino con Perico, Ricci con Minala: così facendo si turba l'equilibrio generale e si vanifica quanto fatto dalla società sul mercato. Che poi la rosa non sia completa e che non disponga della giusta qualità è un altro discorso.
Pur di confermare il suo 4-3-3, Bollini- che per sua stessa ammissione non aveva esterni in grado di giocare 90 minuti- ha effettuato una sorta di rivoluzione: Pucino, un terzino destro, a sinistra, Vitale, un difensore, nel terzetto offensivo, il lento e statico Della Rocca davanti alla difesa e Ricci mezz'ala, con Rodriguez in campo nella ripresa e una sorta di bocciatura per Rossi, al contrario schierato fuori ruolo nelle precedenti due partite. Un 4-3-3 che, in fase di non possesso, si trasformava in un 4-5-1, un po' come visto a Vicenza nello scorso campionato con risultati assai diversi. La confusione della squadra è apparsa evidente sin dai primi minuti, quando Sprocati vagava per il campo senza meta, Perico e Tuia andavano a vuoto sui tagli degli esterni del Pescara, il centrocampo non attaccava nè difendeva e il povero Bocalon era costretto a girovagare senza meta sperando in qualche pallone giocabile. Gli infruttuosi lanci lunghi dalle retrovie erano frutto della mancanza di idee della Salernitana, sempre in ritardo sulle cosiddette seconde palle, mai pericolosa con i cross dal fondo e tremendamente prevedibile. Tutto era, insomma, fuorchè un 4-3-3 che, per antonomasia, prevede tagli, sovrapposizioni, movimenti sincronizzati, un regista a far girare palla e inserimenti delle mezz'ali.
Giallo Signorelli-Di Roberto: possibile non possano giocare neanche mezz'ora?
Il vantaggio del Pescara era la logica conseguenza della cattiva disposizione generale: difesa schierata malissimo dopo una palla persa a metà campo, dormita incomprensibile di Perico e 0-1 inevitabile. A quel punto la Salernitana abbassava ulteriormente il baricentro e le distanze tra i reparti erano evidenti, frutto soprattutto della scelta di piazzare Della Rocca in mediana. L'ex Perugia è bravo sul breve e non sul lungo e così, complice anche una lentezza di pensiero e una scarsa capacità di allungare la squadra, non riusciva mai a trovare un compagno libero al suo fianco perdendo banalmente un'infinità di palloni. Anche Minala sembrava un pesce fuor d'acqua, solo Ricci provava a dettare il passaggio sia in verticale, sia in orizzontale perdendosi banalmente negli ultimi 20 metri. Il caos era completo quando dopo la mezz'ora Bollini stravolgeva del tutto la formazione pur tenendo gli stessi interpreti in campo: Vitale tornava a sinistra, Pucino si collocava esterno alto a destra nel tridente d'attacco, con Sprocati spostato sull'out opposto e praticamente mai nel vivo della manovra.
I cambi nella ripresa erano inevitabili: fuori Perico, dentro Alex, al suo esordio con la maglia granata. Con il 4-3-3 classico e con i giocatori nei ruoli giusti la Salernitana costruiva un paio di buone occasioni pur denotando una lentezza nella manovra imbarazzante a cospetto degli sguscianti calciatori del Pescara, giovani e abili a non farsi intimorire dalla platea dell'Arechi. Solo su una giocata individuale di Bocalon la Salernitana sfiorava il pareggio, ma Coda salvava sulla linea il tiro di Sprocati strozzando in gola l'urlo del gol ai 9400 spettatori presenti e visibilmente insoddisfatti. Al 16' fuori Della Rocca, dentro Zito e squadra più arrembante e con il baricentro più alto: proprio l'ex Avellino, su sponda di Bocalon, calciava a lato da ottima posizione. Pur sbagliando quasi tutti i palloni capitati sui suoi piedi, Zito riusciva a ricaricare ambiente e compagni e a spingere con decisione i granata nella metà campo avversaria, peccato che nel momento migliore arrivasse lo 0-2: altro errore di Ricci, difesa che sale in ritardo, gol a porta vuota di Pettinari.
Con l'infortunio di Pucino altro cambio obbligato, stavolta coraggioso e azzeccato: dentro Rodriguez e Ricci nell'inedita veste di terzino destro. Un'altra azione in fotocopia portava il Pescara a un passo dallo 0-3, fortuna per i granata che Benali, appena entrato, ignorasse completamente il liberissimo Pettinari divertendosi con uno slalom inutile che favoriva la parata di Radunovic. Quando la gara sembrava ormai in procinto di finire, ecco il guizzo che restituiva speranza al popolo granata: magia di Sprocati e pallone in fondo al sacco, seconda gioia ufficiale dopo quella in coppa con l'Alessandria. L'assalto della Salernitana produceva gli effetti sperati sugli sviluppi di un calcio piazzato: cross di Vitale, serie di deviazioni in area e tocco vincente di Minala in posizione regolare. E nel finale, con un arbitro all'altezza, la gara si poteva addirittura vincere: scambio di alto livello tra Zito e Vitale, fallo di Zampano in piena area e rigore solare non concesso tra l'incredulità generale. Nel complesso, comunque, un pareggio giusto e la sensazione che bastava fare le cose normali per battere un avversario più vulnerabile di quanto non dica il blasone.
Gaetano Ferraiuolo