Avellino

 

di Simonetta Ieppariello

 

Il suo viso, i suoi occhi li ricordiamo bene. Sergio Tommasetta da due mesi dorme all’interno della casetta di piazza Kennedy e ha gli occhi lucidi e si vergogna a raccontare la sua storia. Cinque anni di vita in strada. Dal 2013 la sua vita è cambiata improvvisamente.

Un lento peregrinare tra strutture abbandonate aspettando l’inverno sperando di sopravvivere. Ha dormito all'ex Gil, nel Mercatone, nei parchi, sulle panchine. (Clicca per seguire l'intervista a Sergio Tommasetta)

Invisibile per tutti. Non per chi come lui vive ai margini. C'è un popolo che marcia per le strade invocando aiuto. Sono loro, i senzatetto. Storie di ordinaria disperazione. Vite al limite, vite ai margini. Percorsi umani che all'improvviso si spezzano. Benvenuti nell’inferno di Sergio. I suoi occhi grandi e verdi li abbiamo visti gonfi di lacrime e disperazione la mattina della scorsa Epifania, quando chiamò i soccorsi perchè il suo amico Angelo Lanzara era morto nel ricovero che allora si erano ricavati nel Mercatone. Raccontò alle nostre telecamere il dramma di una notte di inverno. Il sauto quella sera prima, l'ultima sera fumata intorno ad un fuoco acceso per riscaldarsi. Quel giaciglio ricavato in un box nel ventre del gigante malato e quell'alba di lacrime, quando Angelo era freddo, morto.

«Vivevamo in condizioni disumane. Nel Mercatone dormivamo uno accanto all’altro per sopravvivere all’inverno. No, io non voglio morire come Angelo. Chiedo al sindaco una casa, salvezza. Ho paura dell'inverno che arriva. Ho paura di vivere un altro inverno in strada». 

Un altro inverno si avvicina e lui chiede aiuto al sindaco Foti perchè gli trovi un tetto dove sopravvivere. Solidarietà e indignazione dai cittadini che rimarcano come sia disumano assistere al lento degrado umano, fisico e psicologico di questo senzatetto sopravvissuto per cinque inverni  tra gelo e stenti. «E' disumano passeggiare e assistere a questo strazio - spiega una signora ai microfoni di Ottochannel tv Canale 696 -. Siamo diventati tutti cinici e indifferenti a simili tragedia. Poi piangiamo i morti. Perchè non intervenire subito? Perchè non aiutare quest'uomo?».

La storia di Angelo e Sergio. Due destini. Un unico dramma.

Tutti sapevano di quei due uomini che vivevano nel Mercatone, in quel box arrangiandosi tra mille stenti e pericoli. Tutti sapevano. Loro due amici per disperazione, si volevano bene e si facevano compagnia nella tragedia di una vita tutta in salita. Angelo Lanzaro era nato nel 1973 a Visciano. Aveva una compagna e tre figli. Poi qualcosa nella sua vita è andato storto. La disperazione e gli stenti hanno preso il sopravvento. Fino a strappargli la dignità e costringerlo a vivere nel ventre del Gigante Malato. Lacrime che diventano ghiaccio in questo giorno dell'Epifania dalle temperature polari. Si naviga tra macerie e rischi nel Mercatone per arrivare a trovare il cadavere di Angelo, riverso su quel materasso tra sporco e degrado. Dormivano uno accanto all'altro Sergio e Angelo da almeno un anno. In quel dedalo infernale del Mercatone, in quel profondo inferno di disperazione ha trovato la morte. Non ha retto al crollo termico. I due amici tentavano di farsi coraggio in quel box. Poi, quella tragica mattina, Sergio ha visto Angelo livido ha tentato di chiamarlo, rianimarlo. Ma purtroppo per lui non c'era più nulla da fare. 

«Continuano a chiedermi come ho fatto a sopravvivere. Io mi chiedo come farò a sopravvivere ad un altro inverno»: chiosa Sergio guardando l'obiettivo, cercando una salvezza.