Salerno

Uno degli argomenti maggiormente in voga in questi giorni è la fuga di spettatori dall'Arechi e un clima di apparente distacco tra la prima realtà calcistica cittadina e la tifoseria. Durante la trasmissione Cuore Granata in onda ieri sera su Liratv, l'ex Giovanni Pisano ha fatto un'analisi approfondita e competente della situazione invitando anche Bollini a non insistere su un modulo che non sta esaltando, a suo dire, le potenzialità dei singoli giocatori: <<Ho visto qualche partita della Salernitana, secondo me è un’ottima squadra per la categoria. Non riesco a capire, però, come mai questa rosa non riesca ad esprimere un bel gioco, ci si affida troppo spesso a lanci lunghi e non c’è una grande organizzazione dal punto di vista tattico. C’è tanto da lavorare e da migliorare, ma credo che la società abbia allestito u organico n grado di disputare un campionato tranquillo, di centro classifica>>.

Lui, esperto di 4-3-3, parla così dello schema sul quale Bollini ha insistito da sempre anche a costo di schierare calciatori fuori ruolo: <<Per le caratteristiche della Salernitana di adesso, fare il 4-3-3 mi sembra un errore. Per quello che ho potuto vedere contro il Pescara, il vero 4-3-3 era quello di Zeman e si vedevano chiaramente idee e trame di gioco. Quello che facevamo noi con Delio Rossi era frutto di un grandissimo lavoro, mi ricordo che partivamo in ritiro l’8 luglio e ritornavamo a Salerno direttamente nel giorno della prima campionato. Avevamo soltanto mezza giornata libera a settimana, ma alla lunga si raccoglievano i frutti. Per fare questo modulo ci vuole gente adatta a fare quel tipo di gioco, sinceramente non vedo queste caratteristiche nei giocatori in rosa. L’attacco? Bocalon è molto bravo, è un calciatore molto generoso, ma è troppo isolato e fa pochi movimenti da prima punta, deve andare in giro per il campo a prendere il pallone>>.

Pisano: <<Noi 9mila li vedevamo negli allenamenti, i calciatori capiscano che sono fortunati>>

Sul suo rapporto con la piazza: <<Anche quando vengo all’Arechi da spettatore, ho sempre la sensazione che provavo quando dovevo scendere in campo. E’ uno stadio in cui ho giocato sei anni, ho un rapporto bellissimo con la tifoseria, c’è una stima reciproca che è nata sin dalla prima partita di campionato in casa contro il Palermo, un feeling che durerà tutta la vita. A volte si caricano anche le squadre avversarie, immaginate cosa significhi per la Pro Vercelli scendere in campo all’Arechi. Spero che i giocatori attuali capiscano cosa significhi giocare a Salerno, quello stadio deve essere un'arma in più, un fattore determinante>. Chissà che un giorno Pisano non possa tornare seppur sotto un'altra veste: <<Non è retorica, ma tornare a Salerno da allenatore sarebbe un sogno: ho dato tanto, ma ho ricevuto tantissimo. Sedere sulla panchina della Salernitana sarebbe un onore; sono stato in piazze importanti nella mia carriera, ma Salerno è Salerno. Vi racconto un aneddoto: contro il Pescara ero nei distinti, avrò visto10 minuti di partita perchè sono stato impegnato a fare foto con bambini e famiglie. Queste sono le cose più belle, che vanno ben oltre i gol segnati e i risultati del campo>>.

L'ex bomber: <<Non può essere sempre la curva a trascinare la squadra...>>

Inevitabile aprire l'angolo dei ricordi: <<I due anni con Delio Rossi sono irripetibili. Al di là delle prestazioni della squadra, si era creato un grandissimo feeling tra la squadra e la città. Lo stadio ribolliva di positività sin dal riscaldamento, le famiglie si divertivano. Oggi ci sono novemila persone, noi le vedevamo il giovedì in amichevole o la domenica quando giocavamo in trasferta. C’era un clima completamente diverso, si avvertiva nell’aria l’amore dei salernitani per i granata e questo trascinava noi in campo e l’ambiente all’esterno, si viveva in maniera passionale tutto ciò che riguardava la Salernitana>>. Pisano chiosa battendo su un concetto importantissimo, una sorta di messaggio anche all'attuale società: <<Il livello del calcio odierno si è abbassato tantissimo, per fare un certo tipo di gioco ci vogliono i calciatori con le caratteristiche giuste e che certi movimenti ce li abbia dentro. La Salernitana dell’epoca aveva due esterni che faceva tutte e due le fasi, calciatori tecnicamente forti, giocavamo a memoria, correvamo dal primo al novantesimo e avevamo trasformato l’Arechi in un’arma in più. A volte dev'essere la squadra a trascinare la gente, a Salerno da qualche anno avviene il contrario: contro il Pescara l'ha pareggiata la curva, con il suo sostegno fino al 95'>>.

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Gaetano Ferraiuolo