Napoli

Macabri retroscena di omicidi sanguinari, di una guerra spietata tra le vele di Scampia come quello del boss che gioca a calcio con la testa di un uomo ucciso, perché parente di un camorrista non più ben visto dal capo del clan degli scissionisti. E’ il racconto della faida, una ferita ancora aperta a Napoli dopo oltre dieci anni.

A raccontare quei retroscena è un neo-pentito di camorra, Gennaro Notturno, uno degli uomini di punta degli “scissionisti”.. Stralci dei suoi verbali sono stati pubblicati sul “Corriere del Mezzogiorno” e raccontano l'ennesima storia agghiacciante di quei mesi.

 

La testa di Antonio Ruggiero venne tagliata con un seghetto a Varcaturo e poi venne usata come pallone da calcio dal boss. Quando si girò verso alcuni affiliati ridendo, li vide che vomitavano. «Questa è la guerra. Siete pronti?» li ammonì dando inizio alla faida. Un sistema del cartello tra accordi criminali interni alla cosca in base ai quali ci sarebbe più di un affiliato a scontare l’ergastolo in carcere per un delitto commesso da altri. Tremila euro al mese, il prezzo per farsi la galera da innocente. Parola di pentiti.

È una nuova nera pagina di camorra. Parla anche il collaboratore Pasquale Riccio, ex degli Abbinante.

Allora i clan che si fronteggiavano erano i Di Lauro da una parte e dall’altra parte c’erano gli scissionisti.

Fu una guerra, spietata come lo sono tutte le guerre dove agli interessi economici si aggiungono vendette personali. Ci furono anche vittime innocenti.