Da 12 anni a questa parte, Salernitana-Ascoli non sarà mai una partita come tutte quante le altre. Chi era all'Arechi la sera del 4 giugno 2005 non può certo aver dimenticato le emozioni di una domenica magnifica, intensa, ricca di significati. Sin dai giorni precedenti non si parlava d'altro in città: i granata dovevano assolutamente vincere per evitare la retrocessione in serie C, a cospetto di un avversario che era in lotta per la A e che all'andata aveva rifilato tre gol ai campani nonostante un errore tecnico dell'arbitro che avrebbe potuto comportare, a termini di regolamento, la ripetizione della partita. La società del presidente Aliberti, consapevole delle potenzialità della piazza in casi del genere, decise di mettere davanti a tutto il "fattore dodicesimo" accantonando la possibilità di arricchire il cassiere: biglietti a due euro in tutti i settori, allenamenti a porte aperte, calciatori a contatto con la gente e 10mila tagliandi regalati dal ds Imborgia, dal tecnico Gregucci e da tutta la squadra alla tifoseria "perchè conta vincere, e senza di loro non possiamo farcela"
La scelta di Aliberti e Imborgia: fattore dodicesimo prima dell'incasso
Durante il riscaldamento "Go West" e "Urlando contro il Cielo" scaldarono ulteriormente l'ambiente, non ci fosse stato il sold out almeno altre 5mila persone avrebbero assistito alla partita dal vivo. Una bella coreografia accolse l'ingresso in campo delle squadre e neanche lo 0-1 fulmineo di Colacone (nella circostanza errore di un giovanissimo Schiavi e di Ambrosio) scalfì la passione della torcida granata. Nella ripresa, in un minuto, l'epica rimonta: prima Palladino, poi Zaniolo fecero impazzire i 32mila dell'Arechi, due gol in rapidissima successione che misero a repentaglio le coronarie degli spettatori. Pur senza sette potenziali titolari, la Salernitana vinse e portò a casa la salvezza, con caroselli d'auto e fuochi d'artificio fino a notte inoltrata a celebrare un evento importantissimo per tutta la città. <<Il pallone in porta l'ha spinto l'Arechi, è stato il dodicesimo, ma anche il tredicesimo uomo in campo>> ha ripetuto Gregucci anche quando è ritornato a Salerno esattamente 10 anni dopo.
Peccato che i problemi societari e i giudici dei tribunali invalidarono la salvezza sul campo condannando la Salernitana a ripartire dalla categoria inferiore con il Lodo Petrucci e con uno stemma diverso, mentre Aliberti iscriveva la sua squadra in terza categoria prima dell'inesorabile fallimento. Ciononostante, quei due gol in 60 secondi emozionano ancora a tanti anni di distanza: la speranza è di rivivere presto serate del genere e che l'attuale società capisca che Salerno, se incentivata, le partite può farle vincere da sola.
Gaetano Ferraiuolo