Se davvero i fatti si sono svolti così come sono stati ricostruiti dagli inquirenti, lei può senz'altro ritenersi fortunata. Perchè quel giorno – il 26 maggio del 2016 – era riuscita a scappare solo grazie ad un evento imprevisto che aveva evitato che la situazione degenerasse ulteriormente: il rientro di una persona. Solo così aveva potuto sottrarsi alle 'attenzioni' di quel ventenne di nazionalità straniera che aveva poi denunciato. E' lui l'imputato di violenza sessuale in una storia ambientata a Savignano Irpino, una realtà al confine con la provincia sannita.
Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, il giovane – è difeso dall'avvocato Giovanni Pratola - avrebbe condotto la ragazza (parte civile con l'avvocato Rocco Contardo), con un pretesto, nella sua abitazione. Una volta all'interno, l'avrebbe spinta sul letto e, dopo averle bloccato un braccio, l'avrebbe costretta a subire atti sessuali. L'avrebbe toccata ovunque, avrebbe continuato a farlo nonostante la resistenza opposta dalla malcapitata, che gridando, l'avrebbe spinto con le gambe ed il braccio rimasto libero, nella speranza di toglierselo di dosso.
Lui non avrebbe però desistito: l'avrebbe immobilizzata e baciata, poi avrebbe cercato di abbassare la cerniera della felpa indossata dalla donna, mentre la stessa urlava a più non posso. Comportamenti interrotti dall'arrivo dii un familiare del giovane: una circostanza di cui lei aveva immediatamente approfittato, allontanandosi da quella casa.
Una vicenda al centro di un processo di cui oggi era in programma un'udienza però saltata per l'assenza di alcuni testi. Se ne riparlerà il 27 ottobre quando, oltre alle deposizioni, sono in programma la discussione del pm Marilia Capitanio e dei legali, cui seguirà la sentenza del Tribunale.
Esp