Dopo otto giornate di campionato l'interrogativo è quanto mai legittimo e pertinente: la squadra è mediocre e più di questo non può fare (e in quel caso perderne soltanto una su 8 è da considerarsi un risultato positivo) o l'allenatore non permette ai calciatori di esprimersi per quelle che sono le loro effettive potenzialità? Il fatto che la Salernitana inizi a giocare bene ogni qual volta passa in svantaggio e saltano gli schemi fa propendere per la seconda ipotesi, anche perchè i granata segnano quasi esclusivamente sulle palle inattive o grazie a qualche prodezza individuale. Del resto, analizzando il rendimento dei giocatori che hanno lasciato Salerno in estate, possiamo dire che l'anno scorso il trainer di Poggio Rusco guidava una rosa potenzialmente attrezzata per i play off in una serie B tecnicamente modesta, ma ha fallito l'obiettivo impantanandosi sul più bello anche a causa dell'abitudine di anteporre alchimie tattiche alle qualità dei singoli.
Che Bollini sia un amante di moduli e schemi è fuori discussione, del resto l'esperienza nel settore giovanile lo ha portato ad essere un grande insegnante di calcio e un fautore della teoria e non solo della pratica.Questo, però, comporta dei rischi che non vanno sottovalutati: perchè, ad esempio, l'anno scorso è stato sacrificato Donnarumma sull'altare del 4-3-3 mentre quest'anno c'è maggiore elasticità mentale pur non disponendo di un vero bomber? Come può essere valutata la gestione di un talento come Rossi, titolare fuori ruolo e perennemente in panchina ora che la Salernitana gioca a due punte?Già a Parma quel cambio finale in 11 contro 9 aveva fatto storcere il naso, l'esclusione di ieri sa tanto di bocciatura che rischia di demotivare un calciatore che era richiesto da mezza serie B e che non potrebbe certo fare peggio del Bocalon visto in questo mese e mezzo.
Altro punto interrogativo la scelta di giocare a centrocampo con due calciatori di "rottura" tenendo fuori contemporaneamente i tre registi in organico: non a caso anche Minala, solitamente brillante, ieri ha commesso tanti errori ed è apparso un pochino nervoso, rischiando grosso per una manata rifilata all'avversario a gioco fermo. In definitiva il 3-4-2-1 proposto ieri non ha convinto ed ha permesso all'Ascoli, con pochi accorgimenti,di giocare proprio come FIorin e Maresca l'avevano preparata: dieci giocatori dietro la linea della palla, Buzzegoli a uomo su Minala in fase di non possesso, Sprocati atteso fino alla trequarti e poi raddoppiato, pressing su Zito e situazioni di tre contro tre tra attacco bianconero e difesa granata. La Salernitana si è schierata così: Adamonis in porta, linea difensiva con Mantovani, Schiavi e Bernardini, mediana di contenimento composta da Minala e Odjer, con Di Roberto- un attaccante- a fungere da esterno basso di destra (ma non c'erano grosse alternative, in verità) e Zito a sinistra, mentre Sprocati e Bocalon agivano alle spalle di Rodriguez,
L'approccio era incoraggiante e la Salernitana spingeva molto sulle fasce peccando di precisione al momento del cross. Una bella azione al 10' permetteva di sfruttare uno schema studiato in allenamento: lancio di Mantovani, sponda di Bocalon, traversone di Di Roberto per Sprocati accorso dalle retrovie e tiro alto sulla traversa. Grazie alla bravura dei tre difensori centrali, la Salernitana riusciva a tenere il baricentro alto e le giuste distanze tra i reparti, peccato soltanto che gli attaccanti si imbattesero con frequenza nella bandierina alzata del guardalinee e nell'ottima tattica del fuorigioco attuata dagli ospiti. Quando hai un centrocampo che non costruisce e rallenta i tempi della manovra toccando sempre il pallone 2-3 volte prima di allargare il gioco,inevitabilmente alla lunga cali e l'Ascoli ha preso coraggio conquistando un rigore discutibile:bravissimo Adamonis a farsi trovare pronto. I bianconeri, più freschi atleticamente e cattivi agonisticamente,hanno continuato a produrre occasioni palesando ordine, idee chiare e spregiudicatezza pur senza brillare in tecnica e cinismo.
Nella ripresa la Salernitana ha avuto un quarto d'ora di evidente superiorità, al punto che l'Ascoli, pur non cambiando atteggiamento tattico e puntando su forze fresche offensive dalla panchina, chiedeva agli esterni di abbassarsi maggiormente sulla linea del centrocampo formando una sorta di 3-5-1-1 abbottonato, ma temibile nelle ripartenze. Nel momento migliore dei granata- favorito anche dalle scorribande a sinistra di Vitale- ecco una doppia mossa di Bollini che ha fatto discutere: dentro Cicerelli per Bocalon (un esterno per una punta) e Ricci per Di Roberto, con un 4-3-3 classico e Mantovani terzino destro. In fase di non possesso, però, spesso il modulo diventava un 4-4-2, con Cicerelli al fianco di Rodriguez e Odjer allargato sulla fascia, ruolo tutt'altro che adatto alle sue caratteristiche. Il forcing,di fatto, si esauriva qui, anzi l'Ascoli leggeva la partita e attuava le contromosse chiudendo la gara quasi con un 4-3-3 e con continue sovrapposizioni sulle corsie esterne; lo 0-0 finale rispecchiava in parte una gara non divertente, nè emozionante, ma che conferma le difficoltà della Salernitana di costruire gioco.
Le assenze, del resto, stavolta non sono un alibi: mancavano i difensori, i migliori in campo sono stati..i difensori. Ora ad Avellino servirà una svolta: in caso di sconfitta il cambio di guida tecnica potrebbe essere certo. Ovviamente ci auguriamo di no..
Gaetano Ferraiuolo