"Una testimonianza di “resistenza” nei confronti di chi vuole minare i valori perenni del vivere sociale e i principi fondamentali della civiltà". Così Corrado Gnerre, in qualità di amministratore, insieme ad altri, della pagina facebook “No al gay pride a Benevento”, in una lettera aperta con la quale fa alcune precisazioni in merito all’intervento del vicepresidente dei giovani del PD (Petrone).
"Prendo atto - esordisce - che Petrone riconosce che la pagina ha avuto un successo straordinario. In soli tre giorni conta già quasi 1200 adesioni.
Prendo atto che Petrone riconosce che gli amministratori della pagina provvedono quanto più velocemente possibile a cancellare gli interventi offensivi rivolti a qualsivoglia persona.
Preciso però (e qui Petrone non è stato obiettivo) che i messaggi offensivi, che abbiamo dovuto cancellare, vengono anche dalla parte di chi attacca le nostre idee. Ovviamente non cito, lascio ai lettori la facilità di immaginare cosa ci viene detto.
Petrone fa anche riferimento alla presenza di alcune considerazioni in merito a ciò che il calciatore Cassano disse in occasione degli Europei del 2012. Si tratta di uno scritto tratto da un mio libro (“Il Catechismo del pallone”). Ebbene, Petrone pensa che abbiamo citato Cassano come modello intellettuale. Evidentemente il giovane “piddeino” o non si è letto l’articolo o non l’ha capito. La “cassanata” ricordata è proprio per far capire come il buon senso popolare possa molte volte essere più avveduto della spocchia intellettualista e radical-chic.
Detto questo, ribadisco, come amministratore della pagina “No al gay pride a Benevento”, che il nostro agire non è contro qualcuno, perché ci riconosciamo in una cultura che ritiene fondamentale il rispetto per ogni persona umana. Ci permettiamo solo di offrire una testimonianza di “resistenza” nei confronti di chi vuole minare i valori perenni del vivere sociale e i principi fondamentali della civiltà. Nello stesso tempo invitiamo i cattolici e gli uomini di buona volontà a fare altrettanto. Si sa che la manifestazione di un gay-pride (con tutte le coreografie del caso, per nulla di buon gusto) non è solo per la difesa dei diritti individuali, ma anche per la promozione di un relativismo culturale e di costume che riteniamo molto pericoloso".
redazione