di Andrea Fantucchio
«Quella sera scendevo in auto verso Avellino per andare a prendere mio figlio. Procedevo a cinquanta all'ora con la macchina molto vicina al marciapiedi come faccio sempre. Quando ho visto l'altra auto arrivare di fronte non ho potuto evitarla»: Appariva molto provato G.N. quando questa mattina in aula ha raccontato quella tragica sera del 21 ottobre 2013. Quando la sua Opel Astra station wagon si è scontrata con la cinquecento di un 39enne di Montefredane poi deceduto a causa del violento impatto. Teatro dell'incidente mortale la strada provinciale fra la frazione di Picarelli ad Avellino e Capriglia Irpina.
Nel pomeriggio è arrivata la sentenza del tribunale di Avellino che ha condannato l'imputato a quattro mesi di reclusione con pena sospesa evidenziando un concorso di colpa fra G.N e la vittima.
L'avvocato Alberico Villani nella sua arringa questa mattina ha contestato le perizie redatte dal consulente tecnico incaricato dalla Procura Alessandro Lima e dal tecnico di parte Aristodemo Pallini.
Per Villani i due tecnici non avrebbero tenuto conto di diversi elementi nelle loro valutazioni. A partire dalla deformazione dei veicoli causata dall'incidente. Secondo l'avvocato l'auto della vittima avrebbe raggiunto velocità sostenute. Per spiegare la sua tesi il legale ha utilizzato l'esempio di due bocce che si scontrano con forza. In sostanza per Villani l'auto dell'imputato avrebbe riportato deformazioni tali da rilevare la presunta elevata velocità tenuta dalla vettura della vittima.