Avellino

 

di Simonetta Ieppariello

Sarà la commissione interna della Clinica Malzoni, a decidere del destino delle quattro operatrici del reparto di neonatologia, che erano di turno la sera in cui le due piccine nate a mezz'ora di distanza sono state scambiate. L'inghippo sarebbe nato al momento della vestizione delle due bimbe. Invece, secondo quanto accertato nella struttura di viale Italia, non si è verificato alcun errore al momento di posizionamento del braccialetto a mamma e bimba, che è avvenuto in sala parto. 2155-2156 ecco i due numeri. Esattamente due sere dopo, la sera prima delle dimissioni una delle due madri si è accorta della non corrispondenza del suo numero con quello della piccina .

Grazie al braccialetto applicato alla nascita la verifica è stata possibile. Solo lo scambio di cullette, in sostanza, ha creato l'equivoco.

Una commissione interna sta verificando se ci sarà una sospensione delle quattro operatrici che sono state coinvolte nello scambio.

Nei fatti le neonate hanno trascorso le prime ore di vita fra le braccia di mamme diverse, come ha raccontato alle telecamere di «Pomeriggio Cinque», il primario del nido della Malzoni, Angelo Izzo.

«L'operatrice che ha creato questa situazione si è subito autodenunciata. Io ho chiesto scusa . Ci sono stati momenti di tensione con i parenti. Le forze dell'ordine hanno sedato gli animi e riportato l'ordine. Dopo 120 mila nuovi nati non era mai successo».

La Casa di Cura privata si difende: «l'identificazione è stata corretta, ma sbagliata la consegna».

«Uno scambio accidentale» si riconosce, dunque ha coinvolto le due bambine nate il 9 ottobre. Quindi la comunicazione del presidente del Covasi (comitato valutazione sinistri) Vittorio Fineschi, dopo un'approfondita analisi dell'episodio: «Pur trattandosi di un evento di corretta identificazione madre-neonato è accidentalmente seguita una consegna neonato-madre connotata da erronea lettura del codice identificativo da parte del professionista sanitario. Le degenti sono state dimesse il 12 ottobre con le figlie legittime. Le procedure di identificazione e la prassi operativa sono state pienamente applicate e rispettate, ribadendo come si sia trattato di mero errore umano prontamente identificato e corretto».